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Cardosanto – Pneuma (Wallace/DreaminGorilla/Rude, 2014)

Torna, grazie alla ristampa ad opera di Wallace, DreaminGorilla e Rude Records, una delle pietre miliari, o più probabilmente la pietra miliare, del math-rock italiano. Pneuma dei Cardosanto uscì nel 2000 per la Freeland (Al tempo casa di Colossamite, White Tornado e Gorge Trio) ma fu consegnato all’oblio dal prematuro scioglimento del gruppo, appena due anni dopo. Il chitarrista Roberto Sassi (che al tempo intervistammo), continuò il suo percorso collaborando con, fra gli altri, MGZ E Le Signore, Anatrofobia e Xabier Iriondo, ma ora che ha ritrovato i suoi due compagni e il progetto torna in pista, è l’occasione di rimettere in circolazione anche la loro unica opera.
Se non se ne ha memoria al tempo, oggi, trascorsi quasi tre lustri dalla pubblicazione, non è facile comprendere l’effetto dirompente che ebbe un simile disco, sebbene un’idea ce la si possa fare considerando la schiera di imitatori che ne seguirono l’esempio, spesso più attenti alla forma che non allo spirito, ad essere sinceri. Nell’anno in cui i Don Caballero davano alle stampe l’ultimo album in formazione classica, i Cardosanto se ne uscivano con dodici strumentali che mischiavano, in dosi diverse di volta in volta e con una tecnica sopraffina, noise, free, jazz e funk, tutti debitamente “core”, senza trascurare un particolare gusto melodico, giusto per dire che il math-rock era solo uno dei tanti risultati possibili. Con una chitarra che sfoggia un campionario di soluzioni apparentemente infinito, capace di innestare frasi di qualsiasi genere su una sezione ritmica composta da un basso schiacciasassi e ricco di groove e una batteria che fa del cambio di tempo una regola, i Cardosanto diedero vita a un album composito e complesso, talvolta addirittura ottundente, dove l’eccesso strumentale era sempre dietro l’angolo, ma veniva regolarmente stemperato da sapienti tocchi d’ironia. Molti degli epigoni fraintenderanno gli intenti del gruppo, fissandosi eccessivamente sulla tecnica o dando vita a composizioni senza capo né coda, ma non è cosa di cui si possa imputare al terzetto. Un pezzo di storia che torna disponibile e che, se non l’avete mai ascoltato, vi farà guardare in modo diverso a tanta musica del presente o del recente passato. Vediamo poi se il gruppo deciderà di dargli un seguito.

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