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Buckminster – Routes Of The Three (Asbestos Digit, 2019)

Buckminster, al secolo Fabrizio Baracco, contrabbassista e cospiratore di casa Asbestos, pubblica il suo primo lavoro solista, già anticipato nel sampler dell’etichetta dello scorso anno, ispirato ai luoghi che hanno avuto un ruolo nell’esistenza del nostro.
Bisogna notare però come l’ambiente sia agito in maniera differente dalle intuizioni di Brian Eno. Perché gli spazi ritratti in Routes Of The Three pullulano della comunicazione che ogni giorno riempie li riempie di rumore, sciogliendo l’esperienza in una ridondanza in-comunicativa. Baracco di tutto questo ne dà un’interpretazione altamente poetica, scava nel caos senza cercare risposte inseguendo l’ordine, ma al contrario costruendo un linguaggio che sappia fare tesoro delle contraddizioni per tornare a essere un discorso utile e sensato. A dispetto del caos sonoro di cui ci racconta, infatti, le 9 tracce di Routes Of Three avvolgono con una tensione stridente ma colma di lirismo, cavalcano la confusione con l’eleganza delle sovrapposizioni fino a distillare una non facile eppure affasciante coerenza concettuale.
Una musicalità dispersa ma che allude a un suo perimetro evanescente; una scrittura cosapevole che stratifica fraseggi liquidi e tagli lancinanti, facendo collimare il suono delle corde con scampoli di elettronica e field recording fino a ottenere un suggestivo e originale impasto orchestrale. Questa particolare musica da camera postindustriale deframmenta le composizioni dei Penguin Cafe Orchestra e riecheggia dei quartetti d’archi di Ligeti, ma con una voce del tutto personale trova in un sentimento di inquietudine nuovi angoli per comunicare in modo attivo.
Buckminster ci regala uno dei lavori più interessanti mai pubblicati da Asbestos Digit e che, bisogna dirlo, meritava di certo la stampa fisica.

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