Brutal Truth + Cripple Bastards – 07/09/08 C.S.A. Dordoni (Cremona)

Ho fatto di tutto per arrivare tardi al concerto e perdermi i primi due gruppi: i Sudden Death me li avevano detti trascurabili (idea confermata da un rapido ascolto su MySpace), i Cripple Bastards li ho sentiti talmente tante volte da aver accumulato scorte per svariati anni. La serata è dei Brutal Truth, dopotutto, e null’altro deve interferire.
Invece quando arrivo al C.S.A. Dordoni, a due passi dallo stadio Zini, nessuno ha iniziato a suonare e ancora ce ne vorrà, per cui decido di ammazzare il tempo perlustrando i fornitissimi banchetti di dischi, dove l’HC più estremo sta naturalmente al fianco dei classici del metal, in un’eterogeneità ben visibile anche nel pubblico presente. È in momenti e luoghi come questi che l’antico gesto delle corna torna ad essere segno condiviso e significativo, lontano dall’abusivo uso di indierocker imbecilli che si credono spiritosi o peggio, intelligentemente ironici.
Il calcio d’inizio dovrebbe spettare ai romani Sudden Death, deathmetalers da cui, come detto, nessuno si aspetta granché. Aprono invece i Cripple Bastards e la sala è subito gremita: il gruppo, giocando in casa, può contare su numerosi "ultras" pronti a urlare e grondar sudore ogni volta che i loro beniamini si ritrovano a calcare il palco; contando che qui a Cremona ciò capita abbastanza spesso, la loro dedizione mi appare quanto mai ammirevole.
bt3_cbIntendiamoci, non che il gruppo non meriti: da quando sono in formazione stabile la loro forza d’urto è cresciuta enormemente, il suono si è metallizzato e in un certo senso internazionalizzato, perdendo il substrato hardcore e italico che li caratterizzava anni addietro, ma vederli una volta all’anno, sarà che non sono più un fanatico del genere, mi è più che sufficiente. Ma tanto ci siamo: prestiamo orecchio, male non farà…
Protetto alle spalle dallo striscione "Cripple Bastards – Live to hate people", che sostituisce l’aquila bicipite serba che sfoggiavano l’ultima volta che li vidi, il gruppo riversa sul pubblico tonnellate di distorsioni e una cattiveria da fumetto che farebbe impallidire anche un misantropo d.o.c. come Stewie Griffin. La scaletta si dipana lungo tutta la storia del gruppo, dalla vecchia ma sempre ottima Stimmung a una deturpata Italia Di Merda, tipico caso di metallizazione che vien per nuocere, fino alle più pesanti ma equilibrate canzoni del nuovo album, che l’esperienza maturata registrando e mixando in Svezia ha marchiato a fuoco, giudizio avvalorato dal successivo ascolto del CD. Una minor durata si sarebbe fatta preferire, ma pur con qualche pausa-birra riesco ad arrivare alla fine.
A questo punto torno a temere la performance dei Sudden Death, ma i tipi proprio non si sono presentati e non posso dire mi dispiaccia: al di là delle questioni di gusto, è quasi mezzanotte e domani è lavorativo. Un po’ di gente, specie i più giovani, se ne sta già andando, magari qualcuno deve stare agli orari dei treni: un minimo di attenzione a questi “particolari” da parte di chi organizza non sarebbe sgradito.
Fatto sta che i Brutal Truth si esibiscono davanti a un pubblico che è di almeno un terzo inferiore a quelle del concerto precedente. Può anche darsi sia solo questione di gusti, non discuto…
I Brutal Truth, dicevamo. I Brutal Truth sono uno spot per la marijuana. Mi perdoni il ministro della salute, ma se della gente sui 45, dopo oltre quindici anni di carriera un’incalcolabile quantità di sostanze inalate riesce a reggere un’ora di concerto a questi livelli, con questa precisione… qualcosa di buono deve pur esserci.
Kevin Sharp, panza in evidenza e improponibile cappellacio a metà strada fra un cowboy australiano e Grande Puffo, è un po’ appesantito nelle movenze ma per nulla arrugginito, mentre il socio Danny Lilker non è molto diverso da quello che qualche minuto prima avevo addocchiato su una vecchio LP dei Nuclear Assault. Gli altri due, Richard Hoak e Jody Roberts (transfugo dai Salt This Earth) fanno, almeno esteticamente, da comprimari; avranno modo di farsi valere comunque.
Le diaboliche risate con cui il cantante si annuncia sul palco non fanno presagire nulla di buono e senza quasi accorgercene siamo catapultati in una corsa sfrenata che prevede solo qualche pesantissimo rallentamento, un po’ come se per rifiatare durante una maratona si facesse qualche chilometro al passo, rotolando avanti a sé un grosso macigno: sfilano così, fra le altre, Birth Of Ignorance, alcuni pezzi nuovi dalla raccolta This Comp Kills Fascists, Collapse (il macigno…) e Godplayer, opportunamente epurata dai pasticci elettronici che si trovano sul CD. Fin dalle prime note dal palco erano cominciati a piovere stage-diver invasati, vanamente contrastati dall’improvvisata security, dando alla sala l’aspetto di un pentolone ribollente di corpi umani, coi quattro americani nel ruolo di sadici cuochi. Per una sera, qui in provincia, ci sentiamo il CBGB.
bt5I tre strumentisti, non molto aiutati dall’acustica del posto, suonano senza scomporsi, per nulla disturbati dai folli che gli sfrecciano accanto per poi gettarsi sul bosco di braccia tese sottostante, mentre Sharp, sarà la stazza, tiene il palco con autorità (e autoironia), esibendo gesti e pose da vero frontman e catalizzando l’attenzione del pubblico; solo in qualche canzone la voce cala un po’, non so se per colpa sua o difetto del microfono. Poco importa comunque, come poco importa chiedersi se questa dei Brutal Truth sia una fra le ormai abituali reunion di leggende deluse dai propri progetti solisti o il sincero ritorno sulle scene di un gruppo che ha ancora qualcosa da dire, che è ancora necessario. Stasera, dal centro della bolgia di punk e metallari "united and strong", le risposte non possono che essere tutte positive. Sarà anche perchè, trascinati dalla musica del quartetto, abbiamo ben altro a cui pensare e quando ci fermiamo contro il muro di I Killed My Family, che chiude brutalmente le danze, non siamo dotati di molta lucidità. Ma forse anche questa vale come risposta affermativa.
"This is grindcore" sentenzia Kevin Sharp. Non possiamo dargli torto e anche volendo, non potremmo: questa sera abbiamo veramente dato tutto.

(Foto di Matteo Bazzichi, http://loudanddissonance.blogspot.com)

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