Broken Spindles – Fulfilled/Complete (Saddle Creek Europe, 2004)

Non è che uno prende, fa un disco solista e da cover band dei Cure si scopre essere un Tim Buckley, soprattutto da un giorno all'altro. Joel Peterson si libera del pesante fardello del resto del gruppo, i Faint, e decide di dimostrare quanto valga e quanto pesi nell'economia della band d'origine, da solo. Ma riesce nell'intento soltanto a metà. Con uno stile di scrittura piuttosto ridondante e colorato prende in pieno tutto il pacchetto Faint e lo rimescola con un po' di amenità varie. Per una volta non ci troviamo di fronte ad un giochino tutto fronzoli e zero progetti del nome di turno. Bisogna ammettere che ci ha provato ed ha dimostrato di avere qualche asso, ancora in mano, da accoppiare prima di scendere e vincere. Nel disco dei Broken Spinlders disco troviamo gli elementi per riconoscere al bassista, col senno di poi, una pesante responsabilità nelle scelte del gruppo principale. Qui aggiunge alla formula new wave di base qualche tocco più vintage alla Air, come nell'iniziale Induction, prendendo il fiato alla bell'e meglio dove può, soprattutto in intro e code strumentali. Gli arrangiamenti di archi, già sentiti in Wet From Birth, di Nate Walcott  tendono a reprimere l'afflato indipendente, lasciando quello spiacevole senso di stucchevolezza che sarebbe stato elegante risparmiare all'ascoltatore. Italian Wardrobe sembra un remix strumentale di un lato b di Danse Macabre, uno scarto che non convince. Dove lo stile personale di Peterson incomincia a uscire, nella conclusiva The Dream ad esempio, ci troviamo di fronte ad un qualcosa di decisamente più interessante. Il cantato in chiave minore e il beat più riflessivo, insieme all'atmosfera vagamente dark che lo caratterizzano, fanno del pezzo un tentativo riuscito di approdare sui lidi cari ai Depeche Mode meno tecnologici. Gli stacchi di Song No Song e Practice, Practice, Preach, invero un bel titolo per un pezzo, spezzano troppo con le loro pretese artsy da conservatorio abortito. Harm, l'ultimo di queste rotture, non di palle ma della continuità della raccolta delle canzoni, è quella meglio riuscita, tra svise di synth, Nord Lead suppongo, e elettroacusticherie assortite.
Se questa corrente doveva spazzare via i proggarolamenti del post rock, asciugandolo dai tecnicismi, per riportarlo ad una dimensione più emotiva, mi sa che ha fallito su tutta la linea. Se guardiamo alla promessa di portare oltre il suono di questa new wave da nuovo millennio, allora siamo di fronte ad un piccolo passo avanti. Ma piccolo. Attendiamo qualche colpo più coraggioso, anche perchè a fare del cantautorato emozionale ed elettronico gli Xiu Xiu stanno, già da un bel pezzo, chilometri e chilometri più avanti.

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