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Boslide – Satansbraten (Death First!, 2016)

Era da un po’ che auspicavo il ritorno del metal sulle pagine di Sodapop e finalmente eccoci qua: manco a dirlo l’esordio dei Boslide è il modo più sbagliato di celebrare l’evento. Emanazione sonora della pagina Svart Jugend (e già questo è un marchio d’infamia niente male) il duo romano composto da Portofino e Re Degli Spaventi sarebbe a rigor di logica catalogabile come false metal: “No suoni analogici. No strumenti. Tutto campionato” recita il foglietto interno. Tuttavia, poiché immagino che chi si indigna per le uscite di Phil Anselmo, si fa prender male dalle reichsadler di Lemmy e si esalta per le tirate liberal degli ultimi Brujeria li troverebbe quantomeno ripugnanti, almeno l’inserimento ad honorem nella categoria lo meritano, per quanto loro preferiscano definirsi più modestamente svartcore. Se disegnate un pentacolo che ha come vertici l’attitudine del weird black metal, il suono del death/grind più invasato, la commedia scoreggiona di estrazione romanesca, il revisionismo più becero e il culto della morte, al centro troverete proprio i Boslide col loro Satansbraten, 14 pezzi che vanno appunto dal black di Helvete Hooligans al grind/death di Cimitero Attitudine, Neue Weimar e H.I.T.L.E.R., con una fugace incursione nell’hip-hop d’annata (Sei Sei Sei) e la cover definitiva de Il Veliero del camerata Battisti. Le vocals non sono propriamente intellegibili per cui non so dire se quelli riportati siano effettivamente i testi, ma sono comunque spaccati di vita reale e potenziali parole d’ordine per le nuove generazioni: “Non leggo Mishima perché era frocio” (My Gender Studies, brano impreziosito da uno splendido intervento di Massimo Boldi), “Siamo venuti dall’inferno per bruciare le volanti” (Helvete Hooligans) , “Cresciuti in queste strade con la Peroni in mano e Jesus’ Tod nel cuore” (Palazzoni), “siamo case stregate, non dormiamo mai” (Svartcore I). Ai pochi che li ricorderanno possono richiamare, un po’ per la musica (?) un po’ per l’attitudine, gli altrettanto misteriosi XGasmaskX che uscirono anni fa per S.O.A., anche se mi sa che il segno politico sia un tantino opposto. Satansbraten è un disco che nel suo cinico nichilismo trash e pangermanesimo d’annata è onestamente difficile prendere sul serio. E proprio questo è l’errore fatale.

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