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Boslide – Nazisti Da Operetta (Death First!, 2019)

Spiace dover registrare il primo passo falso nella carriera del diabolico ed ambiguo gruppo romano: dopo due uscite in due anni, nel 2016 e ’17, i Boslide mancano l’appuntamento col fatidico duemila e 18 e si accontentano di uscire in un anonimo 2019; ma d’altra parte pure noi li recensiamo in ritardo, quindi, da questo punto di vista, è pari e patta. Giunti al traguardo del terzo disco anche Portofino, Re Degli Spaventi e Barone Sangue  si pongono la domanda che ogni gruppo maturo deve porsi: come evolvere? La risposta che i tre danno è doppia ed inevitabilmente sbagliata: sul piano musicale si affina la scrittura, arrivando a registrare alcuni pezzi che superano i due minuti e uno che, addirittura, arriva quasi ai quattro, per i loro standard praticamente prog; sul piano contenutistico, quando ormai nemmeno il nazismo rappresenta più un investimento sicuro, si punta alla negazione di ogni (dis)valore attraverso un revisionismo duro e puro che li pone come avanguardia della reietta schiera degli impresentabili. Ecco dunque Nazisti Da Operetta, un lavoro che, nonostante la scorza grezza e spavalda, trasuda piena coscienza del presente e dell’ineluttabilità della situazione, traducendo il tutto in un’opera che, più che il beau geste, cerca – e quasi sempre trova – il bel gestaccio. AIDS Pride Polizei apre il disco così: “Guarda, se cominci a dir porcate io alzo e vado”; non la smetteranno fino alla fine, ma tenete duro, in 20 minuti è tutto concluso. Lercio Basilisco non è, nonostante il testo pubblicato, una cover di Prowler degli Iron Maiden, ma un grindaccio con vocione che ben si accompagna ad altre nefandezze quali  il black di Barafonda, il death-quasi-melodico di I Veri Maghi Sono Io, il crossover grind/rap di Mortacci e l’HC newyorkese di Trotta Cavallino, che ci riporta alla mente i M.O.D. migliori (che, a scanso di equivoci, sono quelli di U.S.A. For M.O.D.). Categoria a parte fa Ala Rautiana Et Ordiño Nuevo che, al di là del valore musicale (una scheggia di punk/HC ignorante da 55”), va direttamente a giocarsi la coppa di miglior titolo della storia insieme a I Went Back In Time And Voted For Hitler degli Anal Cunt e Get Your Dick Out Of My Food dei Men’s Recovery Project. Dal lato della maggior ricerca musicale si segnalano invece i brani finali, una cosa un po’ in stile dischi industrial/metal anni ’90, dove alla fine ti mettevano il pezzo pseudo-sperimentale spaccacazzo di 20 minuti. Il negazionismo propositivo di Esiste La Razza Negra, accelerazionismo grindcore con inserti sghembi e dissonanti, accredita i tre come cugini infami dei Mr. Bungle, il western-metal cianotico di A Stronzi li scredita agli occhi di ogni amante della musica e Nazisti Da Operetta, il brano prog a cui alludevo prima, accostando post-black metal e voci operistiche rubate chissà dove, garantisce un finale in tragedia. C’era davvero bisogno di un nuovo album dei Boslide? Ovviamente no. Ma come diceva Eric Stratton in Animal House “io penso che questa situazione richieda che qualcuno faccia un’azione assolutamente futile e stupida”. E oggi sono loro i più adatti per farla.

P.S.: fatte salve 10 coppie in floppy disc già esaurite e acquistabili a prezzi improponibili su Ebay,  Nazisti Da Operetta è uscito solo in digitale, su Bandcamp, al prezzo di 7 euro, ma se aggiungere 44 centesimi e raddoppiate il tutto non sbagliate.

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