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Boris Hegenbart And 19 Artists – Instrumentarium (God/Staubgold/Monotype, 2012)

Boris Hegenbart ha all’attivo un bel numero di dischi e collaborazioni, infatti è attivo sin dal 1996 e da sempre si muove su coordinate sonore che mescolano elettronica e musica concreta, avendo come perno centrale il dub, sia come suono (uso di basse frequenze, senso del ritmo, andamento psichedelico) che come modalità compositiva. Infatti il tedesco cesella sorgenti sonore raccolte in modi di volta in volta diversi per creare la sua musica in un modo che non è distante da quello dei poinieri jamaicani degli anni settanta: Hegenbart riesce in qualche modo anche a fare rivivere quella freschezza, quel gusto della melodia e quella gioia di sperimentare propria del genere ai suoi magici esordi. In Instrumentarium Boris ha raccolto parti suonate da ben 19 musicisti di grido nel contesto sperimentale (tra cui Oren Ambarchi, Fred Frith, David Grubbs, F.S.Blumm, Stephan Mathieu) per poi combinarle in diciotto brani davvero godibili e al tempo stesso interessanti: direte voi, in quanti prendono suoni e poi combinano il tutto in un pezzo di musica elettronica? Hegenbart è uno dei tanti, ma ha personalità e stile da vendere, il suo dub dugutale “contemporaneo” è una delle cose più interessanti sentite ultimamente; ascoltatelo e vedrete che l’opinione di Frans De Waard che Hegenbart sia l’erede di Oval non vi sembrerà così infondata.

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