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Bilk – This Bilk Is Radioactive (Moonlee, 2006)

Un gruppo croato il cui disco è uscito nel 2006 su sodapop? Sono in effetti due anni che mi zampetto allegramente questo disco e questo gruppo e, colpevolmente, mi accingo solo ora a parlarne. Ammaliato dalla Black Bilk Science che il trio mette in piedi, l'avevo tenuto costantemente nella pila dei dischi in ascolto, non in quella da recensire.
Dopo un viaggio, nel 2006 appunto, attraverso parte dell'ex Yugoslavia, in cui disattento, l'unica traccia musicale fu proprio un concerto dei Bilk a Ljubljana, in realtà mancato di un soffio, e il loro disco comprato a Zagabria, in un negozietto di produzioni anarchiche, con gli ultimi soldi alla fine del viaggio. Insomma un inconsueto senso di colpevolezza per essermeli persi: da buoni italiani incominciamo a credere quando ci dicono che un concerto inzia presto. Ma veniamo a noi, al 2008. Dopo aver, finalmente, abbandonato l'idea di mettere giù uno speciale sulla musica al di là dell'adriatico, per manifesta ignoranza, ho deciso che, forse, era arrivata l'ora di scrivere qualche riga su questo eccezionale combo. I Bilk, che sono già fugacemente passati dall'Italia andando a suonare in Francia lo scorso anno, sono un trio, come detto, che mette in piedi una bizzarra Drum&Bass completamente suonata. Grandissime capacità nel ripercorrere le dinamiche care all'elettronica iper accelerata e a condirla di schitarrate e synths. Il disco, registrato da Marko Pelaic al Kozmo di Zagabria, mette in luce tutte le trame e le esplosioni di questa musica prettamente strumentale ad altissima ballabilità. L'etichetta del limone che fa kung fu, logo quantomento curioso, ha puntato su di loro inserendoli in una pletora di band dalle tonalità più decisamente monocordi e postcore: pochi dubbi sul fatto che una maggiore esposizione permetterebbe loro di tirare giù i locali in qualsivoglia parte del mondo. Divertenti dove giocano nello stesso campionato di Kraftwerk e Trans Am, con paddoni di synth, vocoder e voci campionate e iper filtrate in Objects e in Terminator. Grazie alle loro numerose influenze toccano anche qualche puntata in levare reggae, come in Gone To Texas, sotto le quali rimane, forte, il preciso drumming D'n'B.
Un disco, e un gruppo, che potrebbe fare la felicità sia del pubblico indie che di quello dei "rimastoni da centro sociale" (cit.) come da classica stereotipizzazione. Speriamo spuntino fuori con un nuovo disco, magari accordato un po' di più con gli ascolti più attuali. Farebbero il botto. Radioattivo.

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