Benjamin Finger, James Plotkin & Mia Zabelka – Pleasure-Voltage (Karlrecords, 2019)

La prima cosa che colpisce di Pleasure-Voltage è una certa austerità della produzione che inaspettatamente si sposa alla perfezione con le diverse visioni improvvisative dei tre musicisti coinvolti, creando un contesto elegantemente estraniante. Un approccio che lavora su tensioni contraddittorie fatte di molteplici sfumature e approcci stilistici, riuscendo nell’impresa di tenerle assieme in modo organico. Anzi il punto di forza del disco è proprio il fare leva sui contrasti, lavorando sugli snodi delle sovrapposizioni per ottenere un unico flusso ambient drone dalla timbrica molto particolare.
Così il produttore elettronico e DJ, nonché fotografo e film maker, Benjamin Finger costruisce il perimetro nel quale interagire con la compositrice austriaca Mia Zabelka (violino, elettronica e imprecisati oggetti alieni) e James Plotkin (chitarra e sintesi granulare) dei fondamentali Kanathe e OLD. Un trio che non ha bisogno di presentazioni e mette a punto un linguaggio complesso e dilatato, che si auto genera di continuo nelle due tracce.
Un suono glaciale che parla un linguaggio altro, non solo per l’inserimento occasionale di sonorità che sembrano provenire da remoti spazi interstellari, ma fondamentalmente per il suo far interagire ambientazioni differenti, creando una stranezza inquieta di fondo all’interno dell’armonizzazione complessiva.
Hostile Structures parte da stilemi di modernità classica screziati di sottile rumorismo e accenti “alienanti”, immergendosi progressivamente dentro solenni paesaggi drone per poi decollare verso un’elettronica che amalgama commestibilità e ritmiche offuscate dalla corto circuitazione. Metodo compositivo ancora più efficace in Kaleidoscopic Nerves, che gioca amabilmente con il contrasto di armonia e dissonanza, innestando anche inaspettate partiture ancestrali, dove risonanze lamentose acuiscono la funzionalità del testo sonoro: uno sprofondare continuo tra freddezze tecnologiche, profondità concilianti sui quali arpeggiano incastri idiofoni e intermezzi dal sapore quasi schoenberghiano, risolvendosi infine nella melodia piena e rassicurante del finale.
Una buona prova che ha la giusta fattura ed eleganza da farsi pescare nel mucchio procurando più di qualche soddisfazione.

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