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Belp – Hippopotamus (SVS/Schamoni Music, 2018)

Il tedesco Sebastian Schnitzenbaumer è attivo dal 2013 con il monicker Belp e produce musica elettronica principalmente per la sua etichetta Schamoni Music, realtà che colpevolmente non conoscevo: rimedio con questo Hippopotamus che è un disco intrigante e fruibile su diversi piani di lettura. Lungi da me parlare di “dance intelligente” (non vorrei cadere nel cercare le differenze fra cultura alta e bassa…), si nota però come il lato dancey del disco, ben in evidenza, non sia il solo elemento presente: la mescola del caldo dub digitale con le atmosfere fredde e ipnotiche dei synth fanno pensare ad una colonna sonora che potrebbe essere pubblicata da Hyperdub come allo stesso tempo essere suonata in gallerie d’arte. Il suono è lavorato con estrema attenzione, c’è un grande senso del vuoto e le atmosfere sono misurate e calcolate con dettaglio per un ascolto piacevolissimo: la Germania d’origine e l’infanzia di Sebastian passata alle Seychelles si fondono in dieci brani che, tra accenni jazzy, linee di basso da urlo e tastiere taglienti non mancano di accompagnare in sogni ad occhi aperti (rigorosamente notturni) e risvegliare il desiderio del ballo. C’è pure spazio per una versione a cappella di un pezzo di Henry Purcell, tanto per farci capire che niente è come sembra (cultura alta o bassa?) e Hippopotamus scorre via, con le sue pulsazioni nere fino all’osso: non resta che rimettere da capo il disco e farsi un altro giro in questa affascinante dancehall dell’anima.

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