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Bemydelay – Hazy Lights (Boring Machines, 2013)

Dopo le atmosfere eteree e la chitarra in loop di To The Other Side, torna Marcella Riccardi (già in Franklin Delano, Blake/e/e/e e Massimo Volume) con il solo project Bemydelay. I titoli dei due lavori sono già dei preziosi indizi sul contenuto: mentre con il precedente, come accennato, ci si abbandonava a melodie ipnotiche e stratificate in cui la stessa voce veniva posta sullo stesso livello di qualsiasi altro strumento eclettico suonato nelle tracce, in Hazy Lights l’approccio è diverso, i vari accordi effettati, i delay vengono archiviati lasciando spazio ad un suono minimale e scarno, fatto spesso di due – tre laconici accordi.
In questo contesto la voce, particolarmente ispirata, ha libero sfogo ed è in grado in più di un’occasione di evocare, anche per come viene modulata, lo spettro di Nick Drake (si prenda la traccia iniziale I Feared The Fury Of My Wind, tratta dal poema di W. Blake). In apparenza un album più “facile” del precedente, dai tratti onirici e folk, forse una delle cose più melodiche mai uscite per Boring Machines. Tuttavia dalla luce fioca che traspare e dai sussurri delle tracce l’oscurità sembra avere la meglio, come ci suggerisce anche la cover art. L’approccio, più che la resa, si avvicina anche alle sonorità di Mazzy Star, a quel suo stile languido e cristallino. Registrato prevalentemente in forma domestica con il contributo di Maurizio Abate (Eternal Zio), Hazy Lights esce in formato vinile ad edizione limitata di 300 copie ed è un’ottima lezione di stile e ispirazione che muta, in modo intelligente, la prospettiva psichedelica dell’esordio contenendola in spazi più angusti.

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