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AVSA – Parallels (Manyfeetsunder/Concrete, 2017)

Sarà che mi riduco sempre ad ascoltare e recensire i dischi a tarda ora, ma ammetto di essere rimasto disorientato dalla spiegazione del concept di questo lavoro che “si fonda sull’esistenza di differenti piani temporali (quindi sonori) cui appartengo singoli soggetti, in grado di percepire gli stessi in modo ora singolo (piano di appartenenza), ora parziale e, in taluni frangenti, nella loro totalità. Il risultato si configura come un ascolto complessivo (soggettivo, inevitabilmente) della contemporaneità di differenti piani temporali/sonori rispetto ad un sistema di riferimento singolo”. Onestamente mi sa un po’ di supercazzola con la differenza, non da poco, che qui dietro le parole c’è la sostanza: Parallels è infatti un disco che parla in modo diretto e se come me avete trovato un po’ fumosa l’introduzione l’ascolto di questo 12” vi chiarirà decisamente le idee. Cominciamo col dire che il nome AVSA altro non è che l’acronimo dei due titolari del progetto, Anacleto Vitolo (AV-K, K.lust, X(i)NEON, Internos) e Sergio Albano (Grizzly Imploded, Monte Ossa, Drowning In Wood, Amklon) col primo impegnato a manipolare e arrangiare i materiali sonori (chitarre, synth, suoni concreti) forniti dal secondo. Tempi e spazi diversi trovano dunque unità all’interno di tracce dove il suono e i gesti del musicista si astraggono fino quasi a dissolversi (raramente troverete una chitarra riconoscibile o dei battiti regolari) ma non perdono mai quel che di materico che ne qualifica la natura analogica. Il fatto che, come dicevo, il disco parli in modo diretto non basta a qualificarlo come facile ma è sicuramente un pregio il fatto che mostri senza paura la sua natura fluttuante, dove è difficile stabilire un punto di vista e finanche definire un genere d’appartenenza al di fuori del troppo generico “avanguardia”. Ben venga quindi la soggettività dell’ascoltatore, il che non esclude che Parallels abbia una sua propria personalità, diversa dalla semplice somma di quelle degli artefici : Identically Zero parrebbe evocare lo spettro dei Grizzly Imploded ma è appunto un’ombra che fluttua in un’aria metallica e vibrante, Intesection conserva il suo spirito ambient pur facendosi attraversare da ritmi sconnessi e rumori, Plasma, il brano migliore del lotto, fa convivere magnificamente scorie techno, ambient industriale e un certo spirito rock in un brano tesissimo ed espressivo. È questo un disco che dona all’ascoltatore un salutare spaesamento e che nel proporre un presente in continuo divenire promette di mantenere la freschezza della prima volta anche dopo molteplici ascolti.

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