Aucan – Dna EP (Africantape/Ruminace, 2010)

È un laboratorio, questo EP, dove gli Aucan manipolano il proprio codice genetico partendo dal presupposto che “il domani è oscuro. Ed è elettronico”, urge quindi evolversi per affrontarlo. Dopo aver ascoltato questi cinque pezzi sono portato a pensare che i due aggettivi vadano letti in opposizione e che, attraverso un suono che si è fatto più sintetico, ma non freddo né meccanico, il gruppo si muova per dissipare l’oscurità in quella che è, a tutti gli effetti, terra di nessuno. Immagino che quello che si accosti al terzetto sia un pubblico di estrazione prettamente rock, che si troverà così a fare i conti con un suono a cui è poco avvezzo, ben al di là del morbido electro-jazz dei Tortoise o del manierismo techno-math dei Battles; e nemmeno i neoconvertiti al dancefloor avranno vita facile: l’assenza di basso segna le composizioni e le smarca da troppo facili paragoni. Qui dominano i synth scuri e i frammenti vocali del dubstep, con le chitarre che fanno capolino in Rooko, ma poi sprofondano nel dub Scorniano di Crisis (ma quanto era avanti il gruppo di M.J. Harris?) e nel pop corale e sparatissimo di Dna, per riaffiorare in Urano 2 e naufragare definitivamente nell’estenuante ambient di The Darkest Light, che marca un’ideale chill out zone (in realtà più inquietante che rilassante). Ritroviamo la scrittura asciutta, scevra dalla gratuità che caratterizza molti gruppi tastier-chitarristici e le belle melodie, quasi tutte delegate ai asynth, segno che il baricentro tende a spostarsi verso suoni “altri”: col ripetersi degli ascolti sono proprio i momenti più sintetici a convincere maggiormente. Si ascolti la già citata Urano 2, dove una prima parte tutto sommato canonica è riscattata da un finale notevole, dove i traccianti dei sintetizzatori si intersecano con una batteria triggerata ma umanissima. Dna, anche grazie alla durata non eccessiva, ha il fascino un po’ ambiguo delle opere che mettono in scena la mutazione e viene da chiedersi se abbia senso portare le cose alle estreme conseguenze, rischiando di ritrovarsi con un normale progetto elettronico (e il pensiero va di nuovo ai recenti, slavati Scorn). Forse che gli Aucan abbiano già individuato altre, poco battute, strade? In questo senso il futuro è davvero oscuro.

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