Aucan – Black Rainbow (La Tempesta, 2011)

Il passaggio degli Aucan a sonorità molto diverse tra loro rende per certi versi il gruppo un po’ un mistero. Quando sono nati eravamo tutti a dire “se ti piacciono i Battles li devi proprio vedere dal vivo” poi, in maniera estremamente naturale, si sono trasformati in qualcosa di diverso, cambiando pelle dalle radici math rock consolidate all’elettronica degna del catalogo Warp, fino a strizzare l’occhiolino al dubstep. Costante nel tempo è stato l’approccio live del gruppo, convincente e coinvolgente in entrambe le sfaccettature, che però ha sempre fatto invecchiare in un colpo solo le precedenti produzioni. Due album e un EP rendono l’idea di questi cambiamenti e così’, quando avremo assorbito pure il nuovo Black Rainbow, il gruppo già avrà pensato ad altro, o questo si spera. Ecco, forse perchè gli Aucan sono un grande spettacolo dal vivo, preciso e dal sicuro impatto, mentre su disco sembra spesso mancare qualcosa, la “pacca” dice qualcuno, che trova appunto nei live una precisa collocazione. Forse la chiave di volta da cui partire è proprio il riuscitissimo DNA ep. Questo Black Rainbow suona proprio come una cosa fatta in grande, non più per circolini di provincia ma per grossi club nordeuropei in piena area metropolitana. Si passa dal trip hop “piovoso” di chiara scuola Portishead di Blurred (ospite Angela Kinczly) a Heartless, singolone azzeccatissimo: broken beats e synth si alternano in un brano che tutto sommato è molto più rock di quanto appaia ad un primo ascolto. Qualche volta il suono si fa più pestone per non dire quasi tamarro, con svisate che solo pallidamente rendono un’idea, per le ragioni di cui sopra, del macello che possono provocare su un palco (Sound Pressure Level e Away!).C’è pure qualche scoria di post nell’acustica Embarque, ma qui in mezzo sembra quasi un break, una pausa da un beat che lascia poco scampo. Un lavoro insomma che non può che suscitare ammirazione per il gruppo e per le sue capacità, fuori dal comune. Tutte cose che già sapevamo e che forse ci facevano sperare in una mossa più azzardata.

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