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Attilio Novellino/Collin McKelvey – Hyperhunt (Random Numbers, 2017)

La Split Series della Random Numbers nasce con l’intento di documentare su nastro la scena italiana più sperimentale. Questo quinto volume, quello di chiusura, ci saluta infrangendo le regole e aprendosi al futuro: non si tratta infatti di uno split bensì di una collaborazione che chiama oltretutto in causa un ospite straniero, l’americano Collin McKelvey, che con Attilio Novellino ha già collaborato in due occasioni. Hyperhunt ha la forma di una lunga sinfonia (spartita fra le due facciate) che, combinando con cura strumenti acustici, elettronica analogica e digitale  e suoni trovati, fa perdere loro ogni connotazione originaria, ponendoli come puro suono.  Conseguenza ovvia è la dissoluzione dell’idea di genere nel rapido e continuo mutare di riferimenti e atmosfere: dopo le cupezze sintetiche che aprono il lavoro, è tutto un rincorrersi di ritmi serrati e discontinui intessuti da concretismi ad alto coefficiente di realtà (come una rilettura critica del suono Warp dei ‘90), synth impegnati in ripetizioni dal sapore minimalista, crescendo ambientali, battiti techno sparati come laser,  voci spettrali e sintetizzatori non meno eterei, solo per citare i momenti che maggiormente mi hanno colpito. Eppure, in questo vagare apparentemente eccessivo, non ci si perde mai: i musicisti hanno saldamente il controllo della materia sonora, amministrata in particolare attraverso gli elementi ritmici – beat e cadenze – che ordinano e rendono misurabile la composizione. L’emotività è bandita a favore di una lucidità che quasi cinicamente evoca, rielabora e lascia alla deriva, una volta utilizzate, le varie parti, all’insegna di una bulimia che  sembra testimoniare l’urgenza di sperimentare tutto prima che la fine arrivi, così da poter ripartire senza fardelli. Hyperhunt non dà soluzioni, pone invece molte domande: sulla natura dei suoni, sulla convivenza fra i generi e sul loro valore (anche nel campo della musica di ricerca), sull’evoluzione sonora in rapporto al tempo e allo spazio. Davvero non poteva esserci miglior finale di serie.

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