since 1997, our two cents on indie/punk/post/electronica and more...

Arrington De Dionyso – Malaikat Dan Singa Tak Terbatas (Autoprodotto, 2010)

A cosa serve una recensione? Dal punto di vista del lettore, intendo. Può essere un consiglio (o uno… sconsiglio) per gli acquisti se non si ha il disco in questione, un momento di confronto se lo si ha già; addirittura, nei casi più felici, può offrire una chiave di lettura. Tutte possibilità che non riguardano questo disco, copia unica sorella di tante altre copie a loro volta uniche. La storia è questa: Arrington De Dionyso entra in possesso di un macchinario degli anni '40 che permette di incidere (nel vero senso della parola) flexy disc; invece di usarla per produzioni seriali la collega ad un microfono e per ogni disco incide una diversa improvvisazione. Poi ritaglia alla benemeglio il foglio di plastica rossa (nel caso della mia copia, ma ne ho visti di altri colori) e lo infila in una copertina da 7" illustrata a mano nel suo peculiare stile naif (lo stesso di tutte le copertine degli Old Time Relijun). Infine, nella confezione infila un CD-R (questa volta uguale per tutti) con la registrazione delle improvvisazioni migliori di tutta la session (alcuni temi appaiono in diverse versioni). Il materiale si presenta come un'estensione del recente album Malaikat Dan Singa in chiave più scarna, tanto che questa edizione ne riprende il titolo aggiungendo (se il traduttore di google non mi ha tradito) l'aggettivo "illimitato", non so se riferito alla produzione potenzialmente infinita e diversificata o al fatto che la canzone del flexy alla fine produca, per via di un solco ad anello, un suono senza fine. Passando alla musica, sia sul supporto analogico che su quello digitale troviamo basi di batteria senza cambi di tempo che arrington.d.d.7bsostengono a volte un clarone nervoso, altre la voce, qualche fruscio, in un caso anche un loop di chitarra. Il cantato, in indonesiano ad assecondare l'ultimo trip del nostro, opta per toni rauchi e urli spiritati; sarà la disabitudine all'ascolto di una lingua così insolita, ma in alcuni casi mi sembra di riascoltare Aldo Giovanni e Giacomo nei panni della famigliola sarda. Per la cronaca il pezzo sul flexy in mio possesso è una variazione delle tracce 1 e 14 de CD: all'inizio qualche rumore non meglio identificato, poi la batteria secca su cui si arrampica la voce che privilegia le intonazioni grottesche, clarone free che compare a metà e poi lascia nuovamente spazio alla voce, leggermente meno isterica. Finale, l'ho già detto, in loop. Com'è tipico di questa musica i momenti interessanti si alternano ad altri meno felici e visto la formula per forza di cose poco varia (De Dionyso suona tutto da solo, come nell'ultimo CD, ma qui registra anche in presa diretta), emergono i brani che si differenziano maggiormente: il quinto, solo sax e rumori di fondo e l'atmosfera notturna dell'ottavo, chitarra in loop, sax più rilassato, qualche fruscio. Inutile dire, infine, come l'interesse della cosa non risieda solo nel fatto musicale ma anche nella curiosità che l'oggetto suscita, in puro stile Arrington De Dionyso.

Tagged under: ,

Leave a Reply

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.

Back to top