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Andrea Senatore – Vulkan (Minus Habens, 2014)

Avevamo lasciato il talentuoso compositore oltre un anno fa all’interno della preziosa collaborazione con Giovanni Sollima (sempre su Minus Habens). Fa molto piacere ritrovarlo dopo così poco tempo sempre immerso nel suo personalissimo universo caratterizzato da sinth ipnagogici e dimensioni sintetiche, ma pur sempre siderali. Premettendo quanto sia difficile un approccio globale ad una creatività tanto sfaccettata l’esperienza ci insegna di avvicinarci all’album canzone per canzone. Apre le danze il pezzo che titola il disco e subito la cantilena teutonica di Carmen Buss ci avvicina al percorso cosmopolita cui è indirizzato l’intero lavoro qui smarrito dentro un muezzin come lo interpreterebbero gli Stereo Total. Ed infatti la successiva Clouds ci porta direttamente sulle coordinate di Giorgio Moroder vs Cheb Khaled. Certo mondi difficilmente conciliabili ma che Senatore non esita ad amalgamare con maestria e padronanza di mezzi espressivi. La successiva Monochrome ci avvicina agli ultimi Depeche Mode (più sognanti), mentre Sister ancora una volta ci risveglia appetiti Orbital-i mai del tutto sopiti. Il viatico poi prosegue fino a lambire addirittura le estreme coste d’oriente. Un plauso quindi ad Andrea Senatore che verrebbe ora voglia di ascoltare in un lavoro interamente power noise.

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