Albireon – A Mirror For Ashen Ghosts Part Two (Toten Schwan, 2022)

“Raccontami una fiaba, in cui nessuno muore
e mentimi se vuoi ma fallo con il cuore
raccontami un dolore di vetro scheggiato
giocattoli smarriti nell’erba di un prato”

Davide Borghi, accompagnato da Carlo Baja Guarenti e Stefano Romagnoli, è Albireon. Un nome stellare per un progetto che da più di 20 anni imperversa nella scena più laterale, oscura e romantica d’Italia. A Mirror For Ashen Ghost, edito dalla fedele Toten Schwan, è il secondo capitolo di un tributo drammatico. Se infatti nel primo volume, datato ormai 4 anni, ci si chinava sulle dinamiche che portavano le persone sofferenti verso l’autolesionismo qui andiamo ad interrogarci sulla sofferenza di tredici personaggi, più o meno noti. Andare in profondità a questo lavoro da un senso lenitivo, una condivisione del dolore gestito in maniera intima e misurata da Davide, Carlo e Stefano. Ad un primo ascolto l’inquietudine la fa da padrone ed assurge il macabro ma poi, scavando, la dedica diventa ricordo e cordoglio, senza nessuna esaltazione o vendetta. Il bisturi con il quale si vanno a riaprire queste storie è un folk nero, nerissimo, una voce vicina e gentile ed un’aura elettroacustica che sembra essere trasportata su un carretto da un’altra era. Così Anna Pardini, uccisa a soli 20 giorni dai nazisti a Sant’Anna di Stazzema nel 1944. Così Agostino di Bartolomei, prigioniero di una vita non più sua. Così Alfredino, nel pozzo. Così Luigi Carlo di Borbone, re prigioniero di Francia. Così Leonardo David, slalomista italiano. Così Joseph Merrick, the elephant man. Così Cesare Pavese, scrittore e poeta. Così John Cazale, attore fino all’ultimo. Così Kaspar Hauser, il fanciullo d’Europa. Così George Mallory, alpinista d’Everest. Così Federico Garcia Lorca, poeta ed uomo di mondo. Così Marco Corbelli, musicista e produttore macellaio. Così Gunther Messner, alpinista ed esploratore. Un brano dopo l’altro si rimane sull’abisso, a rimirare ed a meditare sul come e sul perché. A tratti si seguono le parole di Davide, a volte i silenzi fra il termine e l’inizio di un brano, e fra di essi le storie e le immagini. Ma soprattutto, si accendo un ricordo ed una fantasia su quanti non sono più con noi e vengono silenziosamente citati da queste sparute note. Non era semplice uscire a testa alta da quella che poteva facilmente diventare una fiera delle atrocità oppure un banale stereotipo. Il carretto se ne va, vuoto, ma carico delle anime di chi è rimasto impigliato nel suo tragitto. Soul music in bianco e nero.

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