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Airchamber 3 – Crumble (Amirani, 2008)

L’approccio non è dei più semplici, i rumorismi e le frequenze gelide e austere di In A Foreign Land, il brano di apertura di Crumble, chiariscono fin da subito quale sarà l’andazzo del cd. Sax tenore, violoncello, chitarra elettrica, microfoni a contatto, theremin, filtrati attraverso effetti a pedale, kaoss pad e laptop, questi gli strumenti manovrati da Airchamber 3, formano un flusso sonoro ostico e incompromissorio, per dare origine ad una miscela di influenze che vanno dall’elettronica nelle sue forme più glitch, all’ambient, ad una sorta di free jazz aritmico. L’idea del trio sembra essere quella di portare l’esperienza dell’ascolto alle sue conseguenze estreme: inquietudine e tensione sono le caratteristiche costanti di tutti i brani e i punti di riferimento, gli appigli lasciati all’ascoltatore, sono davvero pochi. Se da una parte risultano immediati il ritmo meccanico di The Jaw e i liberatori fraseggi del sax, le eteree note del violoncello che fanno da ossatura a Standing By The Shell Sea Mit Giacinto chiedono il loro tempo prima di farsi forma compiuta: un crescendo rallentato e privo di ogni fisicità ed epicità che per brevi istanti, dopo undici minuti, trova la via di una melodia (che chissà per quale motivo mi ricorda il motivo iniziale di War Pigs dei Black Sabbath!) prima di sfaldarsi in feedback e rumori. C’è un continuo ribollire di suoni nelle tracce di questo cd, un gorgogliare di materia organica e palpitante (ma sempre caratterizzata da un’estrema freddezza), un’emissione senza sosta di eventi sonori irripetibili: Silente Makes A Dangerous Sound in cui pare massiccio l’uso del laptop, la lunga An Unsafe Round To Walk Upon, basata sulla ripetizione di un loop di basso sul quale la chitarra e il sax improvvisano brevi fraseggi, fino alla disgregazione drone ambient degli ultimi minuti, The Hheart Is Flat And At The Edges You Fall All Of A Sudden, con una chitarra dalle liquide forme jazz, sono aspetti diversi dello stesso approccio rigoroso e privo di compromessi di cui si diceva all’inizio. Crumble è sicuramente un disco impegnativo, nella stessa misura in cui possono esserlo gli ultimi Anatrofobia, in cui il lato emotivo della musica, così come è comunemente inteso, è sacrificato ad una ricerca sul suono nelle sue forme più gelide e pure.

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