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Aetnea – S/T (Autoprodotto, 2012)

Gli Aetnea arrivano dal comune di Trecastagni, provincia di Catania, ma non immaginate le “solite” cose in stile Uzeda o Three Second Kiss che spesso sono giunte dal capoluogo e che tanto sono piaciute a noi, a voi e a un po’ a tutti. Quello degli Aetnea sembra piuttosto un tentativo (“estetico”, cit.) di immaginare una via attuale al progressive rock passando dal post rock e dal post metal: musicalmente potrebbero più o meno a grandi linee ricondursi a cose in stile Tool o Isis, come testimonia l’imponente riffone finale di Vartan Dub. Lo sforzo del trio per imbastire canzoni che suonino originali è palpabile, le idee infatti sembrano non mancargli (il clarinetto e il finale tribaloide di Odessus, il sitar di Béla Bartók ad esempio). Quello che manca è forse la capacità di sintetizzare le intuizioni migliori e concentrarsi su quelle, mentre spesso il gruppo sembra perdersi in soluzioni ad effetto che purtroppo sanno di già sentito lontano mille miglia. Vedi l’alternanza di vuoti e pieni tipica di tanto noiosissimo post rock o ancora il cantato alla Starfuckers / Massimo Volume di Atrabile che tutto dicono tranne che di qualcosa di “sperimentale” o alla “avanguardia” (cit.). Meglio quando giocano un po’ con l’elettronica, ma anche lì, sembrano non capire quando è il caso di fermarsi. Poi quando a metà disco piazzano un pezzo titolato John Cage costituito da 4 minuti e 33 secondi di silenzio (certo, non è silenzio: la composizione consiste dei suoni emessi dall’ambiente in cui viene eseguita, come dice Wikipedia) mi chiedo se mi stiano prendendo per i fondelli, se stiano giocando a “non te la saresti mai aspettata l’esecuzione paro paro di 4’33” eh? Dai ammettilo che siamo originali”. Boh. Disco che lascia aperte molte possibilità e molti interrogativi ma “la considerevole differenza tra questo lavoro e qualsiasi altro album” (cit.) è che questo non mi dice molto.

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