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AA.VV. – The Show Must Go Home, Season 2 (GRCC/Ozky/Spettro/Gatto Alieno/Misty Circles, 2012)

Arriva anche quest’anno la compilation rappresentativa della rassegna di concerti gastro-musicali organizzati in quel di Roma da D.B.P.I.T. e Xeena. Per sapere nei particolari cosa sia e come sia organizzato The Show Must Go Home vi rimandiamo all’articolo che abbiamo dedicato all’iniziativa alcuni mesi orsono, qui ci concentreremo sulla musica di questo nuovo episodio, gratuitamente scaricabile qui o qui.
Trattandosi della testimonianza di cinque serate (spalmate su sei mesi) che riportata quasi tutte le performance (ne manca una per cui non è stata autorizzata la riproduzione), la mole è di tutto rispetto: dieci file con durate che vanno dai 13 ai 27 minuti, ognuno contenente per intero l’esibizione di un artista, per un totale di oltre tre ore di musica. L’atmosfera live e domestica è resa perfettamente (impagabile in questo senso le introduzioni che precedono alcuni pezzi, fra i sollazzi e le risa del pubblico) e il suono è più che buono (solo in alcuni casi si fatica comprendere le voci). Pur trattandosi di musiche ricercate e spesso di ricerca, l’ascolto centellinato (tutto di fila è ovviamente un tour de force) si rivela piacevole, anche per la frequente presenza della voce, benvenuto appiglio in situazioni del genere. È il caso dell’esperimento fra musica e teatro del Sincronic Art Duo, ma anche dei brevi componimenti di Lots Got Lost, in odore di Massimo Volume, ma in ambiente più sintetico. Per il resto si spazia un po’ per tutto il campo dell’avanguardia, dall’elettroacustica ai field recordings, dall’industrial all’improvvisazione. Difficilmente qualcuno potrà apprezzare in toto un’opera così monumentale e variegata, ma altrettanto difficilmente, chi è avvezzo a simili sonorità, non troverà almeno una manciata di set che sapranno soddisfarlo, tanto più che la qualità media è decisamente buona. Personalmente, segnalerei, oltre ai già citati Lot’s Got Lost, l’austero chitarrismo di Massimo Croce, capace di sorprendenti aperture psichedeliche, le stratificazioni space-dub di FM e lo strano drone-blues sfociante in bordoni organistici di Spectre, che ricorderete in forza agli Ain Soph. Per i fortunati che erano presenti questa raccolta sarà un modo per rievocare quelle serate, per chi non c’era un buon modo, oltretutto a costo zero, di fare qualche bella scoperta.

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