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AA.VV. – Metallo Liquido, L’Heavy Metal Come Forgia (L’Arca E L’Arco, 2015)

Sarà un segno dei tempi che stiamo attraversando, ma sempre più spesso mi trovo  a pronunciare il termine “metal”, un po’ per ragioni d’innocua nostalgia (il tour finale dei Black Sabbath, il nuovo disco degli Iron Maiden, un gruppo di amici che torna a incidere dopo anni), molto per il suo irrompere nel presente in situazioni non così scontate (i recenti dischi di Plakkaggio e, su tutti, Bachi Da Pietra). Capita quindi a fagiolo questo agile libretto che, in poco meno di cinquanta pagine, si propone di analizzare da punti di vista differenti il significato di questo genere.
Diviso in brevi capitoli, in realtà cinque articoli dove altrettanti autori – Christofer Johnsson dei Therion, Andrea Anselmo dei Movimento D’Avanguardia Ermetico, Vincenzo Notaro dell’Orchestra Esteh e gli studiosi Alessandro Vivaldi e Alberto Brandi – raccontano del loro coinvolgimento nel mondo del metal, Metallo Liquido non servirà a far ricredere che del genere ha una pessima opinione, ma potrà forse interessare chi si sta avvicinando ai suoi confini più estremi o cerchi spunti per approfondire la materia. Il volumetto manca di una vera e propria prefazione, ma a questo sopperisce Il Patto, capitolo a firma Johnsson che, attraverso la propria esperienza, tratteggia un quadro piuttosto preciso del metal underground, della sua storia e delle sue pratiche, concentrandosi in particolare sull’identificazione sottoculturale che lega i metallari al di là degli steccati che la vita quotidiana pone. Il tratto autobiografico è ricorrente, talvolta fin invadente: è preponderante nello scritto di Vivaldi (Nelle tempeste D’Acciaio), serve a Notaro (Il Metal Al Di Là Del Bene E Del Male) per tracciare paralleli con la filosofia, la letteratura e la politica – applicando poi una critica puntuale e non scontata a certi facili e facilmente malinterpretabili estremismi – e ad Anselmo (Meglio Criminale Che Borghese?) per analizzare le propaggini più oltranziste del genere; solo nel testo di Brandi (La Forgia), di carattere più prettamente storico e teso a ricercare le radici del metal ben al di là della musica, è quasi assente. In una serie di articoli mediamene buoni e utili a sviscerare aspetti del tema poco indagati e spesso liquidati con sufficienza, ho trovato particolarmente interessante proprio quello di Anselmo, incentrato sul black metal. Partendo dalla massima di Ernst Jünger “meglio criminale che borghese”, l’autore legge il genere come rottura non solo a livello musicale ma anche filosofico e culturale, facendo irrompere nella realtà idee e pulsioni dimenticate eppure umanissime, che finiscono inevitabilmente per cozzare contro il (buon)senso comune, con effetti dirompenti. Il discorso si dipana in modo assai articolato, con dovizia di citazioni ed esempi che è inutile dar conto in questa sede. Si astengano le anime belle e chi la verità ce l’ha già in tasca, ma se volete un confronto e vedere il metal da un punto di vista parziale ma intelligente, Metallo Liquido può fare al caso vostro.

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