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A Flower Kollapsed – Orsago (Shove/Gaffer/Holidays, 2007)

Il “conte” Piacenza a qualche tempo mese da ora, nel mezzo di “cammin di nostra vita” verso il Leonkawallo mi avevo fatto sentire il master di questo cd ed ero rimasto favorevolmente impressionato “immantinente”, passano le settimane e dopo qualche mese il disco si materializza con tanto di ottima grafica che piace “ai ragazzi di oggi noi”.
Le impressioni che mi aveva lasciato quel primo ascolto non sono state per nulla smentite, anzi tanto per mettere subito le carte in tavola, per il sottoscritto questo è uno dei migliori dischi partoriti dal circuito punk/emo/etc. da un po’ di tempo a questa parte. Gli A Flower Kollapsed tradiscono ancora delle forti venature With Love-esche (With Love “mid-term” quelli in cui Vascellari non era ancora “the artist formely known as Nico Vascellari” e del mandato in cui i veneti sperimentavano un po’ meno), però si sentono già delle sensibili differenze e una personalità mica da ridere. Se i Botch erano “evil-math-core”, gli A Flower Kollapsed potrebbero essere “evil-math-emo” (bella definizione del cazzo, lo so). Innanzitutto in Orsago sono stati epurati arpeggi melensi e soluzioni filo-depresse, l’emo masticato su questo pezzo di plastica è “scremo” molto più figlio di gente tipo Reversal Of Man, Orchid e Mohinder o della “San Diego che fu” più che di Still Life e affini (cosa che invece nei With Love prima maniera era ancora molto marcata). Il disco è suonato e suona in modo perfetto, il che è dovuto sia alla perizia tecnica dei nostri “pestonissimi” ragazzuoli sia ad un Giulio Favero (per i più One Dimensional Man, ma per qualcuno anche ex-Geyser) che a sto punto dopo l’ultimo With Love si candida tranquillamente come il miglior fonico per registrare cose del genere (quanto meno qui in I-taglia). Pezzi a chiodo con voce urlata modello crisi isterica, gusto notevole che li salva da suonare nella media ed un “rifforama” (questo l’ho copiata da The Wire) decisamente stiloso e dei pezzi montati con tutte le curve al posto giusto. Il disco purtroppo (o per fortuna) dura molto poco, il tempo sufficiente per far venir voglia di essere riascoltato ed anche la scaletta sfodera due o tre perle notevoli: cambi di tempo, velocità e calci nel culo ma anche il pezzo: “famolo strano” in cui gli A Flower Kollapsed si dilatano e eliminano la batteria (ottima) e si concedono un sassofono che naviga su un loop di basso. Si butteranno (e buttatevi!) tanto come è già successo ai With Love? Riusciranno a “macinare strada” dopo una partenza con uno sprint così deciso? Si limiteranno a bissare le tappe di un percorso che già conoscono?. Al di là delle domande stile fine puntata di Batman e Robin (quello storico con Adam West, ovvio!), resta che stavo quasi per fare “stage-diving” su mia madre, poi mi sono ricordato che sono in fase senile e quindi sono ritornato alle feci incontrollate.

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