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15 anni di ODRZ – 12/12/2015 Spazio Ligera (Milano)

Anche se dalla data è passato un po’ di tempo e gli infiniti impegni della vita non ci hanno permesso di parlarne con tempestività, è opportuno spendere qualche parola sulla serata che ha festeggiato il terzo lustro di attività del progetto ODRZ, evento che, oltre all’interesse in sé, ci permette alcune interessanti considerazioni.
Nell’unica serata senza nebbia in mezzo a una settimana con visibilità zero, il solo vero ostacolo è lo slalom a cui ci costringono le auto in doppia fila lungo tutta via Padova, sport suppongo abituale per un milanese ma di un certo impegno per dei forestieri; il premio all’arrivo è comunque un comodo parcheggio proprio davanti al Ligera: davvero non ci si può lamentare. Giù, nello spazio a volta con mattoni a vista che ospita la sala concerti, alcune file di poltroncine aspettano il pubblico: la cosa è spiazzante, ma l’idea è subito quella di una certa distanza dal solito concerto. In realtà l’arredamento è particolarmente funzionale al fatto che la serata si apra con una delle ultime date del tour di presentazione del libro Solchi Sperimentali Italia, tenuta dall’autore Antonello Cresti, che ne approfitta per coinvolgere brevemente i due ODRZ e Paolo Bandera: i tre si concedono, ma è chiaro che si sentano a loro agio in ben altre situazioni. Quelle che seguono, ad esempio… Pur essendo una sorta di festa di compleanno la serata non ha affatto il sapore dell’autocelebrazione, anzi i due musicisti appariranno spesso defilati e comunque non occuperanno mai la ribalta da soli. Ecco, se proprio celebrazione dev’essere, è quella dello spirito indagatore di ODRZ, sempre alla ricerca di nuove soluzioni e situazioni comunicative, tanto che, fra i tre momenti della serata, l’unico evidente punto di contatto ODRZ_live_1sarà il suono di Massimo  e Antonio, presenti in una quanto mai adatta tuta da lavoro verde che ben dimostra la volontà di sporcarsi le mani. Permettetemi di remixare la serata partendo dalla fine: la composizione ODRZ48, in compagnia di Sshe Retina Stimulants, è un po’ il grado zero, ODRZ come collettivo aperto e puro suono, premesse da cui parte, si sviluppa e arriva tutto ciò che si è visto stasera; qui le radici post-industriali sono chiaramente esposte e la voglia e la capacità di cavalcare onde di rumore analogico sono mostrate apertamente durante mezz’ora che mette a dura prova la resistenza uditiva dell’ascoltatore. Eppure era da questo stesso suono che appena prima era germogliata ODRZ47, a cui Alessandra Zerbinati/LaMetàFisica aveva dato corpo nel senso più pieno del termine, mutuando movenze dal butoh, dalla danza contemporanea e dalla brakdance di vecchia scuola e operando una fusione necessaria e originale per ODRZlive2aprire, a una musica sulla carta non propriamente ballabile, un nuovo canale comunicativo. Peccato solo per la brevità del tutto: certamente un esperimento da ripetere e approfondire. Infine, e siamo all’inizio, ODRZ si era fuso con le giovanissime leve di Shari DeLorain e Calembour. Il primo, musicista di area elettronica, ha montato le sue architetture minimali e complesse figure ritmiche in perfetta armonia col suono rumoroso e analogico generato da ODRZ, creando qualcosa dal sapore fortemente contemporaneo ma con già in sé il germe del collasso: un perfetto segno dei tempi. Il duo di videoartiste che va sotto il nome di Calemobour (Laura Migliano e Giorgia Petri) non si è limitato a fornire un commento ai suono, ma attraverso immagini fra l’astratto, il pop e grafiche da videogioco allucinate, hanno a volte assecondato a volte fatto da contrappunto a quanto l’orecchio ascoltava. E così siamo alla fine, o all’inizio, non importa. Un paio di considerazioni. La prima: per quanto ODRZ sia un nome di culto a Milano, la riuscita della serata ODRZ_live_3non era così scontata, sia per la presenza di un biglietto d’ingresso (non alto, ma in tempi in cui si pretende tutto gratis…), sia perché la proposta non era certo delle più facili, eppure il pubblico ha risposta alla grande, riempiendo completamente il posto  e assistendo con partecipazione allo spettacolo. Evidentemente c’è voglia di cose nuove e non c’è paura di rischiare, cosa condivisa evidentemente –con successo – dai gestori del Ligera: speriamo altri prendano esempio. Seconda considerazione : al di là della qualità dello spettacolo, comunque alta, la cosa più interessante è l’aver avuto un saggio di alcune strade percorribili per portare il post-industrial fuori dalle secche nelle quali si trova. La risposta è nel suo DNA, basta aver voglia di manipolarlo; ODRZ ce l’ha e, come notava qualcuno a fine concerto, è pronto per i prossimi quindici anni, decisamente una buona notizia.

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