Paso Doble - Hope Dwells Within Our Hearts (Own, 2003)
...Un altro disco che si apre con cinguettii di uccellini! Peccato che qui c'entrino davvero poco, ed infatti stonano assai con l'umore generale del lavoro, che dà ben poco da sorridere e molto da incupirsi, come è facile evincere sin dal titolo e dalla copertina. I Paso Doble - membri di altre formazioni o progetti sull'etichetta di loro stessa proprietà, quali Sug[r]cane o Tiger Fernandez - provengono dal Lussemburgo e sono appassionati artefici di un post rock che sarei portato a definire più profondamente triste che malinconico; ovunque sembra regnare infatti un senso di disperazione, solitudine, perdita, angoscia. I due soli brani cantati (Azul, posta in apertura, e Memoria, con doppia voce maschile-femminile) rivelano somiglianze con i Migala, ma la maggiorparte del disco scorre lento e ammaliante, tra Labradford (ascoltare in particolare l'inquietante Dead Man) e Godspeed You Black Emperor!, giusto per dare dei riferimenti di massima. Non ci sono però reali picchi emotivi nel lavoro, che si mantiene omogeneo senza cercare crescendo o stacchi particolari, prestando attenzione piuttosto al suono delle chitarre e a certi dettagli o rifiniture tipiche del genere (samples, drones); con ottimi risultati, come dimostra What Is Lost. Ma è soprattutto la traccia numero tre, Esteban, a lasciare prima col fiato sospeso, poi a commuovere: una madre urla disperata per la morte del figlio (immagino trattarsi di Tutto Su Mia Madre di Almodòvar) sul drammatico incedere di un pianoforte. Altro momento originale, senza dubbio, la dolcissima fisarmonica solitaria di Lowery June; ed è specialmente pensando a questi due episodi che riesco ad immaginare un futuro luminoso per la band, in un universo - quello del post - oramai caotico e sovraffollato. Per ora, comunque, abbiamo otto tracce per quasi quaranta minuti di rilassati umori autunnali, ed un disco che scivola via discreto, poetico, armonioso, seducente. |