AA.VV. - The Paper Chase Meet Red Worms' Farm (Robotradio, 2004)
Si vociferava da un bel po', a mo' di gossip, che Stefano Paternoster - autore di Equilibrio Precario, una delle migliori fanzine italiane degli ultimi anni - sarebbe ritornato alla stragrande sulla piazza. Vocine suggerirono che era in arrivo una etichetta nuova e uno split veramente di classe. E in effetti il risultato è oggi sotto gli occhi di tutti. Sette pezzi: quattro per gli italiani Red Worms' Farm e tre per gli americani Paper Chase, di cui due remix, e un bonus di due video, uno a testa. Un conto è dire: facciamo uno split. Però portarlo concettualmente da sette pollici a CD è sempre un'impresa, non rende... Qui l'abbondanza violenta di bonus premia l'iniziativa: oltre ai già citati video e remix, oltre ai brani classici da split, colonna portante dell'operazione, eccoci tra le mani un oggetto di splendida fattura, a partire dalla grafica di Mirko Spino (Mr. Wallace), con le splendide illustrazioni di Alessandro Baronciani, (Mr. Altro). Insomma, una produzione che riunisce sotto l'egida di Mr. Robotradio il meglio del gotha indiependente italiano, a partire proprio dalla band invitata, i Red Worms' Farm. Si, perchè mi dilungo con piacere sul contesto che sottintende a questa uscita anche se il meglio è proprio il testo stesso, inteso come i brani che lo compongono... I cattivi Paper Chase sono vecchie conoscenze che perpetrano quello stupro teatrale che è il loro marchio di fabbrica su di un avant rock figlio dei Fugazi tanto quanto del Bowie più attore, con le loro urla e i loro stop and go scartavetrati tra i calci della cassa della batteria, così perfettamente asimmetrica da farti pensare che ti colpisca solo quando fa male. La controparte compaesana - vantiamoci pure di essere connazionali di questi ragazzi - spacca decisamente tutto. Anche loro, sulla scia di un suono più classicamente Washingtoniano, si esaltano nei giochi secchi e nel costante rullio della batteria. Perfetti. Le sonorità che si dovrebbero scontrare in realtà si compenetrano perfettamente, un brano a testa, fino ai remix conclusivi, parte forse più debole dell'operazione ma solo perchè vista la qualità e la specificità delle band in questione forse sarebbe stato meglio mettere il materiale in mano a persone completamente al di fuori dalle band, magari anch'esse con forti personalità. Confermando quanto di buono ci sia nell'idea di uno split così attuale e ben congegnato vi dico che questo disco è consigliatissimo; non entrerà nelle playlist di fine anno forse, ma è da avere. Veramente.
     
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