Oasis - Lucca, 17/07/2002

La giornata comincia alle tredici, quando io e il mio fido compagno di concerti ci lasciamo dietro il casello di Genova Voltri, allietati dalla sottile e sofisticata voce di Mr.E, cantante degli Eels, che fuoriesce dalla gracchiante autoradio della mitica 306 rossa. Lucca è meta agognata da ormai due anni, cioè dall'ultima esibizione italiana dei fratellini terribili del rock inglese; mai così tanto ci eravamo interessati alla disposizione delle cinte murarie o dei palazzi di antichi governi di granducati o cose simili. Il nostro interesse culturale per la ridente cittadina toscana termina non appena troviamo parcheggio, fuori dalle mura appunto. La città è piccola e piazza Napoleone è ben indicata; prima ancora di rendercene ci ritroviamo sotto il palco con i rumori del sound-check che fanno da ideale colonna sonora alla nostra impaziente attesa. Dopo ore di attesa e falsi allarmi, finalmente le luci si spengono e la prima valanga di energia si abbatte su di noi. Introdotti dalla blasfema Fucking In The Bushes, eccoli finalmente sul palco. Liam è come al solito accompagnato dall'inseparabile tamburello, mentre Noel sfoggia una Fred Perry color nocciola degna del miglior Damon Albarn. L'atmosfera già calda diventa bollente con l'attacco della quasi dimenticata Hello; il verso "It's good to be back" è gridato dal pubblico quasi come una liberazione. Le canzoni dell'ultimo album sono già state ampiamente assimilate dai numerosissimi fans e gli accendini che accompagnano Stop Crying Your Heart Out dimostrano come l'ultimo singolo sia già diventato un classico della band. Il concerto si incanala subito su un binario decisamente rock, più Who che Beatles, senza però dimenticare i grandi inni guitar-pop - così li definisce Noel Gallagher - che hanno fatto la fortuna della band mancuniana; Don't Look Back In Anger rimane sempre una delle più grandi canzoni degli anni novanta e il pubblico continua a ricordarsene urlando a squarciagola ogni parola del testo; Little By Little è bellissima mentre Hung In A Bad Place e Cigarettes And Alcohol accontentano anche i palati più punkettari. She's Electric e Some Might Say rinvigoriscono la vena brit del '95 alla quale si aggiungono le frecciate rock di Morning Glory e Acquiesce. Il finale, con My Generation degli Who, fa spendere le ultime tracce di voce ai novemila e più assiepati sotto il palco lucchese e da' spazio alla vena virtuosa del bassista Andy Bell che, insieme al nuovo chitarrista Gem Archer, ha dato una nuova linfa alla sezione ritmica della band che appare veramente rinvigorita dal nuovo disco e soprattutto dal nuovo tour. I fratelli sono finalmente tornati!

Matteo Vacchi


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