Joe Leaman - Sassuolo, ??/??/2002
Atmosfera davvero calda e spartana. Il palco è poco più che una grande tavola di legno trenta centimetri più alta della pista dove la gente, ancora distratta, non sembra prestare più di tanta attenzione ai propri combattivi concittadini. Siamo a Sassuolo, una Festa dell'Unità rionale, un concerto gratuito dei Joe Leaman, che, dopo la data invernale dell'Oasis, tornano nella loro città per promuovere l'ultima fatica a 33 giri Fried Sponge. Come dicevamo, atmosfera molto informale, resa assai curiosa dalla presenza di diverse facce note tra il pubblico, note a chi mastica indie, note a chi mastica Gamma Pop stuff, note a chi (come me) cerca di capire se Nicola e Laura dei Julie's stanno insieme. Il trio è in palla, spiritoso (continui i riferimenti di Giancarlo Frigeri ai mondiali in corso) e disposto a dare tutto. Si parte con una tripletta di pezzi dall'ultimo album e la cosa che mi sorprende (positivamente) è la loro aderenza alla versione su disco, soprattutto negli arrangiamenti. Parkinson è senz'altro la più riuscita della prima parte di spettacolo, con il suo incedere martellante che non lascia scampo. Non ci sono pause, solo dediche, solo mini-prefazioni alle canzoni, come quella che svela la maternità del riff di Inside The Lake, partorito dai Giardini Di Mirò. Ma non c'è solo l'ultima fatica dei nostri a tenere banco. Arrivano infatti piccole gemme ripescate da Crappy Barband Schoklrock, come Dim Harry As Variant e Summer Is The Season For A Beer, dove gli archi presenti nel disco sono rimpiazzati da un approccio ancora più energico e grintoso, con Giancarlo in atto di fusione con la sua telecaster. La piccola pista dinnanzi al palco diviene più bollente ogni minuto che passa. La gente è ormai rapita in danze appesantite da qualche sprazzo di pogo, che arriva quando si snodano i primi accordi di Hot Spaghetti, cover con cui i Joe Leaman omaggiano i sassolesi (o è meglio dire Olimpyani?) Black Candy, ampiamente elogiati anche dalla bassista Laura. Manca qualcosa? Sì: quella meravigliosa cover... Quella che... - lo ammetto - ...mi ha fatto innamorare di questi tre virgulti.
Smalltown Boy: la cantano in tanti... Tutti la ballano... Jimmy Sommerville non avrebbe mosso obiezioni, credo.
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