Diamanda Galas - Fano, 20/07/01

E' bene che prima di parlare del concerto di Diamanda Galàs a Fano per "Il violino e la selce" vi avverta: sarò poco obiettiva, in quanto per me si tratta di descrivere la performance di quella che io considero l'artista più geniale di tutti i tempi. Una voce dell'eccezionale estensione di tre ottave e mezzo, modulata sapientemente grazie alle esoteriche tecniche del "Bel canto", una sterminata e raffinata cultura letteraria, che spazia dai simbolisti francesi, a Pasolini, a sconosciuti poeti guerriglieri sudamericani, sperimentazione musicale di altissimo livello e di assoluta originalità, una discreta dose di femminismo, e soprattutto totale disinteresse per i gusti del music biz, fanno di Diamanda Galàs un'artista unica ed inimitabile. E' lei che tra l'86 e l'88, straziata dalla morte per AIDS del fratello omosessuale, si scagliava contro la Chiesa bigotta e perbenista nella famosa Trilogia della Maschera della Morte Rossa, meritandosi l'epiteto di "Sposa di Satana"; è sempre lei, all'inizio degli anni '90, ad indossare le vesti dell'interprete di grandi brani blues in The Singer, esperimento ripetuto nel '97 con il meraviglioso Malediction And Prayer, sempre accompagnata dal suo fido pianoforte; ancora lei a forzare al massimo le possibilità della sua voce sovrumana con l'elettronica in Schrei X; e infine è lei, con il nuovo repertorio di Defixiones, Will and Testament a farsi portavoce del genocidio della popolazione armena e greco-anatolica compiuto tra il 1915 e il 1923.
Il pubblico che occupa le poltroncine rosse del grazioso Teatro della Fortuna è molto più numeroso di quanto me lo aspettassi, e curiosamente eterogeneo: coppiette di mezza età (ritiratesi in buon ordine a metà spettacolo spaventate da certi vocalizzi), fans di Marilyn Manson o dei Cradle Of Filth, richiamati dalla fama di satanista della cantante, intenditori ed estimatori di Diamanda. Scenografia minimale: al centro un pianoforte a coda, sulla sinistra un microfono provvisto di leggio. Tutto giace inerte, in attesa dell'ultima "musa" della manifestazione, una "musa inquietante", questa volta. L'atmosfera è quella che precede l'inizio di un film dell'orrore al cinema: si scherza, si tenta di sdrammatizzare, ma sotto sotto si sa che si ha paura. Anch'io, che pure conosco il genere di spettacolo, ho paura: chissà in quali forme si manifesterà questa volta la Divina… Non dimentichiamo che in passato si presentò crocifissa e cosparsa di sangue (spero finto…)! Finalmente le luci si abbassano; Diamanda fa il suo ingresso nella totale oscurità, andandosi a posizionare di fronte al microfono. L'occhio di bue la illumina: è vestita di nero, in maniera assolutamente normale, i lunghi capelli corvini le scendono ordinatamente lungo la schiena, ha solo gli occhi truccati, non è neppure tanto pallida, ma la sua presenza riempie il teatro.
Ha inizio il concerto: Diamanda, voce impostata come un soprano lirico, apre con La Danza di Siamanto (poeta armeno fucilato in Turchia), lunga litania in arabo, inizialmente fatta solo di gorgheggi e vocalizzi, poi anche cantata, molto suggestiva, con un nastro recitato in arabo che interviene a tratti, per consentirle di riprendere fiato. In una di queste pause, si sposta ad inaugurare il pianoforte che l'attende in mezzo al palco: è incredibile, sembra quasi che canti meglio mentre suona! Nonostante il dispendio di energie, diventa molto più impetuosa, più convincente, direi, con le grida acute e cariche di disperazione che si mescolano alle note del pianoforte "violentato". Poi, riportandosi di fronte al microfono, Diamanda propone un'impressionante recitazione di un altro brano in arabo. Qui, la voce si fa "sporca", violenta, per raccontare le sevizie subite da venti giovani spose, costrette a danzare nude sotto i colpi di frusta dei loro aguzzini , prima di venire cosparse di cherosene ed arse vive. La voce della cantante esprime in ogni sillaba la rabbia, l'impotenza, l'indignazione. A ciò la spinge un viluppo di sentimenti, che analizza con lucido raziocinio; e proprio nell'alterno compenetrarsi di passione e riflessione sta la sua innovatrice grandezza. Proposito di vendetta, orrore, smaniosa affermazione della propria personalità, senso di giustizia violata la tormentano in un'ansia disperata, che trascina il pubblico in una tensione spasmodica e compatta. Alcuni spettatori a questo punto realizzano di aver sbagliato concerto, si alzano e fuggono via inquieti, ma Diamanda, incurante, ritorna al pianoforte, amplificando gli effetti già distruttivi della sua potentissima voce. La sezione araba prosegue con un pezzo melodico, subito incalzato però da un brano a dir poco "dinamitardo", in cui la cantante si produce in strane urla indefinibili, grida strozzate e rantoli che sono il suo vero e proprio marchio di fabbrica. Terminata questa prima parte in arabo, segue una sezione più composita, che si apre con una canzone Rembetika, canto folkloristico di stile medio-orientale delle popolazioni greche esiliate dalla Turchia, in cui Diamanda si lascia ogni tanto sfuggire il suo famoso "Aman" (termine di significato incerto che immagino corrisponda grosso modo ad un "Oh yeah" in greco!). Si cambia completamente genere con la successiva Burning Hell del famoso bluesman John Lee Hooker e la cantante può dar prova della sua eccezionale versatilità; d'altra parte, il blues mi sembra il genere a lei più congeniale, ora che il suo modo di cantare, dopo più di vent'anni dal suo debutto, si è fatto molto più disinvolto e si è liberato di certe affettazioni e artificiosità. Molto intensa l'esecuzione di Anoixe, canzone greca resa famosa negli anni '50 da Sotiria Bellou, e successivamente quella di un brano in tedesco di Celan, poeta dell'olocausto: qui le liriche, ora sibilate, ora urlate con veemenza, vanno di pari passo con la musica, fatta di note altissime e bassissime suonate contemporaneamente. Uno dei pezzi più originali è l'Epistle Of The Transients, con brani recitati in spagnolo del peruviano Vallejo, ma suonata in stile cabaret, con effetti altamente dissonanti e l'ultima parte eseguita alla velocità della luce. Il brano in assoluto più entusiasmante rimane però See That My Grave Is Kept Clean: l'accompagnamento musicale è a dir poco indiavolato, tanto che Diamanda, presa da raptus, ogni tanto stacca le mani dalla tastiera e dà il ritmo assestando forti colpi al pianoforte. Una forza della natura… A questo punto lo spettacolo dovrebbe volgere al termine, ma è tale l'entusiasmo del pubblico che la povera Diamanda, dopo tante fatiche, si rassegna all'idea di un bis: sceglie la bellissima Artemis di Gerard De Nerval, da Saint Of The Pit, il suo lavoro più decadente, che raccoglie poesie musicate dei simbolisti francesi, poi il canto tradizionale Ain't Gonna Let Nobody Turn Me Around ed infine Let My People Go, brano collaudato e probabilmente poco impegnativo (per il suo altissimo standard). A questo punto, l'affascinante artista compie con modestia un mezzo inchino di fronte al pubblico che l'applaude con ammirazione e, misteriosamente come era entrata, si ritira, lasciandoci tutti un po' tramortiti, ma con la certezza di aver assistito a qualcosa di irripetibile.

Olivia

Cara olivia... brava per la recenzione...ma un appunto: FACCIO PARTE
DI QUEL GRUPPETTO DI PERSONE CHE TU HAI CONFUSO CON
FANS DI MARYLIN MANSON E CRADLE OF FILTH...mi duole sapere
che si offenda la nostra filosofia confondendoci con i quattordicenni che
sbavano dietro al Manson... il nostro movimento(E NON SIAMO SATANISTI)
esiste da circa 25 anni!!! ...Ciò che una volta era il dark ora lo chiamano
gothic... ma non importa la definizione quanto la filosofia che si cela dietro
ai nostri abiti neri o il nostro trucco strano... NOI CON MARYLIN MANSON
NON ABBIAMO NULLA IN COMUNE SE NON IL FATTO CHE LUI ABBIA
RUBATO IL NOSTRO MODO DI MOSTRARSI E VESTIRSI... NOI AMIAMO
DIAMANDA GALAS CON TUTTE LE FORZE...la seguiamo ove ci è possibile...
ci emozioniamo per la sua arte e magnificenza ...regina indiscussa della musica!!!
Ah...per gli interessati,Diamanda suoneraà a roma e firenze l'11 ed il 14 maggio.
Spero di aver chiarito... odio quando veniamo confusi con adolescenti isterici
(abbiamo tutti intorno ai 30-32 anni!!!) Ci vediamo al prossimo concerto di Diamanda!
Barbara

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