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Oltreconfine: demotapes & rarità, dal prog al metal, dal Friuli al Brasile... AA.VV. - Giubirock 2000 Trattasi di una raccolta a scopo benefico contenente quindici brani eseguiti dal
vivo (eccetto uno) in un concerto tenutosi il 17.06.2000 a Pordenone. I testi
hanno ad oggetto i seguenti argomenti: giustizia, rispetto delle diversità,
armonia con l’ambiente, pace, libertà da ogni schiavitù. Musicalmente si
alternano episodi melodici (es. i brani degli Iati e dei C.M.V. Accordi)
ad altri più grintosi (es. i brani degli Inter Nos e di Alex E I
Proforma). Le esecuzioni, seppur non sempre perfette, sono apprezzabili, ed
il livello qualitativo è più che sufficiente. AA.VV. - Scream Until YU Like It
Nelle note di copertina si legge: “questa è la prima compilation ufficiale di
gruppi metal jugoslavi; sono giovani ed hanno bisogno del massimo supporto”.
Già una recensione può fare qualcosa per migliorare la situazione, senza però
chiudere gli occhi (o meglio, le orecchie) su eventuali censure da muovere
riguardo a quanto viene qui proposto. In realtà quasi tutti i sedici gruppi
inclusi si fanno apprezzare per capacità esecutive, ed anche la qualità di
registrazione dei brani, tutto sommato, è elevata. Quanto a fantasia nelle
composizioni...meglio lasciar perdere l’argomento. Ognuno dei gruppi, anche
laddove vi sono cambi di atmosfera nel brano, è agevolmente riconducibile a
uno o più ben definiti generi o filoni dell’heavy metal, e se mi venisse
rivelato che gran parte delle canzoni qui contenute è stata incisa nel 1990
anziché nel 2000, ci crederei; l’unica rilevante eccezione è rappresentata
dai Threatful Silence che, con i loro influssi elettronici e c.d.
industriali, ci riportano in epoche meno remote. Senz’altro Scream... è un
buon inizio, ma urge un coraggioso distacco dalle linee-guida tracciate dai
maestri dei singoli generi; fiduciosi per il futuro, restiamo in attesa di
sviluppi. Airfish - Varcare La Soglia Della Speranza Sconcertanti. Non trovo aggettivo più adatto per definire questi musicisti
siciliani che propongono 59 minuti di rock, accenni jazz, rumori, dissonanze,
inserti elettronici, monologhi in siciliano, brandelli di brani altrui, con
voce delirante che interpreta testi surreali; alcuni aspetti di questi lavoro
mi hanno affascinato, altri (il modo di cantare e i citati “inserti
elettronici”) mi risultano totalmente indigesti; mi sfugge, inoltre, il filo
conduttore che unisce queste composizioni: è forte l’impressione di
frammentarietà e di sperimentalismo fine a se stesso, tuttavia le doti
creative ed esecutive sono indiscutibili. Che piacciano o meno, non passano
inosservati... Anzi, quasi quasi riascolto il CD, e sicuramente scoprirò
sfumature che prima non avevo colto. Alba Caduca - S/T Quartetto udinese che ci propone questo MCD contenente sei godibili brani di
rock personale, con riferimenti di fondo ai Ritmo Tribale: era ora che
qualcuno lasciasse perdere i big del settore quali Vasco Rossi, Ligabue,
Litfiba e Timoria, per non parlare della moda del momento rappresentata -
loro malgrado, credo - dai Marlene Kuntz! I pezzi talora viaggiano su medie
velocità (Fattore K, Alimentami), talora partono lentamente con passaggi
d’atmosfera per poi arricchirsi di elementi strada facendo (Osa) o per
indurirsi (Enigma), in altri casi presentano inconsuete digressioni etniche
ad opera della chitarra (Amerika), in altri ancora prevale la componente
acustica (Jubileo). Pregevole ed espressiva prestazione vocale, capace di
variazioni interpretative, da parte di Massimo Dubini. I testi, anch’essi
degni di nota, invitano a riflettere gli ascoltatori sugli argomenti di volta
in volta affrontati. Nel loro genere, spesso infestato da cloni o da
assoluta mancanza di originalità, gli Alba Caduca si pongono ben al di sopra
della media: la partecipazione al concorso nazionale Green Age Festival di
Collegno (TO), il 9 luglio 2000, ne è palese dimostrazione. Dal vivo a mio
parere rendono ancor più che sul dischetto: ragion per cui, se avete notizia
di un loro concerto dalle vostre parti, vi consiglio di non mancare. Blind Mirror - Abovethestars Il Friuli si conferma regione di buoni gruppi prog; la lunga lista si
arricchisce con il nome Blind Mirror, già attivi da tempo, prima come
Linea D’Ombra e poi con l’attuale denominazione. Alessandro Sicur (basso),
Alessandro Roncastri (tastiere), Mattia Pascolini (chitarra) e il fratello
Giacomo (batteria) ci propongono 6 brani del loro repertorio, impreziositi da
parti vocali interpretate da due ospiti di riguardo, Alessandro Seravalle
(Garden Wall) e J.T. Martin (Tryptic). I brani sono di considerevole
lunghezza, tutti oltre i cinque minuti, ma non per questo risultano noiosi. I
Blind Mirror conferiscono alle composizioni sfumature talvolta decisamente
orientate verso un violentissimo metal, talvolta invece ben più pacate ed
eteree, rientranti in ciò che, tradizionalmente, viene qualificato come rock
progressivo; le tastiere, rispetto alle esibizioni live, hanno un volume
finalmente adeguato all’importanza del ruolo da esse svolto nella struttura
dei brani, e contestualmente le parti chitarristiche su CD paiono più limpide
e meno aggressive senza peraltro essere meno efficaci. Affiatata, con alcuni
passaggi che lasciano trasparire capacità esecutive sopra la media, è la
coppia ritmica basso-batteria. Ritengo superfluo soffermarmi sui singoli
brani: ad ogni modo, se già apprezzate altri gruppi corregionali quali Garden
Wall, Last Warning e Quasar, anche i Blind Mirror entreranno nelle vostre
grazie. Per quanti fossero rimasti finora all’oscuro e intendessero
intraprendere la conoscenza delle realtà prog-rock friulane... perché non
iniziare da questo CD? Blueprint - Making Headway!? Con una definizione che significa tutto ed allo stesso tempo nulla, per i
romani Blueprint si potrebbe parlare di indie-rock. Le caratteristiche
principali sono: successioni non imprevedibili di accordi nei vari brani, per
cui questi risultano sufficientemente godibili sebbene le sonorità talvolta
siano ruvide; chitarra distorta ma non cattiva, con frequenti accordi ed
arpeggi dissonanti; ritmo mai eccessivamente sostenuto; voce sgraziata e
volutamente stonata qua e là, ma non inascoltabile. E’ difficile, come avrete
notato, descrivere cosa c’è nella musica dei Blueprint. Potrebbero piacere a
molte persone, come a pochissime. Nel dubbio, rischiate e “prendeteli”. The Brusarja - Sbasa A Cresta Che Buegiar Costa!!! Ruvidi eppur melodici questi simpatici The Brusarja: in sette brani ci propongono
un’azzeccata miscela rock/punk/hardcore che alterna, utilizzando l’aspra
parlata veneto-orientale di Portogruaro (VE), cori e voce solista urlata,
descrivendo in maniera colorita episodi di cronaca urbana o rurale e sapendo
in certi casi trovare un lato umoristico anche se l’argomento trattato non è
dei più allegri (es. Sinque Mia Franchi); vi è in allegato un secondo CD
con il video del brano L’Indio. Dal vivo sono decisamente trascinanti. Caress - Psychiatric Hospital I sei brani di questo CD rappresentano un curioso esempio di unione tra
elementi musicali estremi ed altri di più facile presa: voci growl in stile
death metal, ma anche partiture di stampo jazz; a ciò aggiungiamo ritmi ora
serrati, ora iper-rallentati, il tutto eseguito con notevole perizia e
padronanza degli strumenti. E’ uscito, di recente, anche un loro CD dal vivo.
Disponibili per scambi di materiale. Una proposta musicale senz’altro molto
originale, per cui consiglio caldamente di contattarli. Croz Sclizzaz - S/T Questo gruppo friulano rappresenta un valido esempio di come sia possibile
coniugare elementi musicali tipici di una ristretta area geografica con
sonorità moderne, senza scadere nella banalità. I Croz Sclizzaz derivano
dall’unione di due distinte ed autonome realtà assai note ed apprezzate a
livello locale: il cantautore Fabian Riz ed il complesso Arbe Garbe. Assai
difficile è l’impresa di definire lo stile musicale: folk e rock con
distorsioni e pronunciata effettistica per quanto riguarda la chitarra, linee
dissonanti tra i vari strumenti, velocità in generale non eccessiva, con
improvvise accelerazioni; testi in lingua friulana, ora tristi ora visionari,
sicuramente curiosi, interpretati dalla voce volutamente sgraziata e
ruvidissima del sopracitato Fabian Riz: personalmente la trovo poco
digeribile, ma indubbiamente caratterizza l’intero lavoro. E’ poco probabile
che questa formazione riscuota consensi presso il grande pubblico, vuoi per
l’atipicità della proposta, vuoi per il cantato in madrelingua: salvo, però,
da parte degli esperti di turno, recepire acriticamente tutte le nefandezze
che provengono d’oltre confine, grazie alla proverbiale esterofilia italica.
Ma questa è un’altra storia. Se, per una volta, volete rischiare, fatevi
avanti. Degheio - 3° Grado Scomodo Metal-hardcore articolato e diversificato, con cambi inattesi in ognuno dei
sei brani e, qua e là, sensibili rallentamenti nel ritmo. Parti vocali ora in
stile rap, ora urlate, ora effettivamente cantate. Testi in italiano espressi
“in prima persona” con interessanti riflessioni sui temi socialmente
impegnati di volta in volta affrontati, ma purtroppo le parole non sempre
sono intelligibili. L’episodio che più mi ha convinto è Gelo E Torace:
musicalmente è il più ordinato e scorrevole tra tutti, inoltre il cantato si
rivela suggestivo in quanto avulso (e piacevolmente dissonante) dalla linea
musicale basso-chitarre. Questo CD conferma la vitalità della scena
underground pordenonese, valida eppure poco nota al di fuori dei confini
provinciali. Dream Weaver - Fantasy Revealed I Dream Weaver provengono dalla Grecia; non sono certo dei novellini, in
quanto le origini risalgono al 1990 con il nome Infection (un demo
all’attivo). Nel 1993 il gruppo assunse la denominazione attuale; pubblicò un
demo nel 1993 e uno nel 1995; nel 2000 è uscito, infine, il MCD Fantasy
Revealed con cinque brani. Il genere proposto è adeguatamente descritto con le
parole indicate dal gruppo nella propria biografia: “pure melodic power
metal”, peraltro eseguito con discreta perizia. Vi sono delle pregevoli
costruzioni solistiche con intrecci tra le linee dei diversi strumenti: ciò
ravviva i brani, i quali altrimenti risentirebbero oltre misura dei ristretti
limiti compositivi imposti dal metal classico. Se, strumentalmente, nulla ho
da eccepire, poco mi convincono le parti vocali. In primo luogo: nonostante
il cantato sia distinguibile, forse, per delle precise scelte in fase di
mixaggio, si è voluto che la voce risultasse opaca anche nelle note acute
(questione di gusti...); in secondo luogo, e qui la questione è più grave, è
forte l’impressione che, qua e là, vi siano delle stonature. Conclusione:
Fantasy... non è un cattivo lavoro, però io lo consiglio solo agli
appassionati del genere. Fabricio Alvarez - Southern Punk & Ginger Ale I Fabricio Alvarez sono un quartetto proveniente dalla provincia di
Pordenone, terra assai prolifica in campo musicale. In questo MCD di sei
canzoni essi, secondo quanto riportato in altre recensioni, si rifarebbero al
post-punk dei Jesus Lizard, gruppo verso cui i quattro componenti dei F.A. nutrono,
per spontanea ammissione, incondizionata stima. A mio avviso, altrettanto
importanti sono i richiami al rock sudista e al blues, specie nel ritmo di
M.P. e nelle parti slide-guitar in Spleen; altro autorevole riferimento,
per gli accordi di chitarra dissonanti presenti un po’ ovunque e per i
particolari intrecci strumenti-voce in Prophet, è costituito dagli
intransigenti e inclassificabili Fugazi. I brani contenuti in Southern
Punk... risultano scorrevoli e di agevole ascolto nonostante, per le
caratteristiche sopra indicate e per le sonorità calde e allo stesso tempo
graffianti, assolutamente non possano essere definiti “commerciali”; in
definitiva, pochi ascoltatori (ma buoni) saranno in grado di apprezzare
questa proposta. Forgotten Silence - Thots La scena musicale dell’ex Cecoslovacchia pullula di gruppi interessanti.
Questo Thots è una colonna sonora costituita da dodici episodi che
propongono death, doom, chitarre pulite, suggestive voci femminili alternate
a sconvolgenti “grugniti”, parti recitate e canzoni propriamente dette. In
generale il ritmo è piuttosto lento, e ciò aggiunge un elemento di
inquietudine al già sinistro insieme. Un sapiente uso delle tastiere e alcuni
effetti azzeccati valorizzano ulteriormente i brani. I Forgotten Silence
hanno pubblicato anche altri CD, che, a quanto mi risulta, sono di livello
pari a questo. Già avete capito come la penso su questi cechi. Mano alla
penna... Garden Wall - Chimica Quarto CD, datato 1997, per i friulani Garden Wall. Come trascorrere 66
minuti senza rendersi conto del tempo che passa? Ora ho una risposta. Molte
cose sono cambiate dai tempi di Principium (1993). Se allora i G.W. erano
di fatto una one-man-band in cui il factotum Alessandro Seravalle si avvaleva
di collaborazioni esterne, ora sono un gruppo a tutti gli effetti: ciò ha
comportato evidenti modifiche alla musica, con il passaggio da un prog
classico, elaborato ma scorrevole all’ascolto ed in definitiva rilassante, ad
un metal tecnico, ruvido per i suoni di chitarra e quasi selvaggio per i
passaggi di batteria serrati e sovente in doppia cassa. Se non fosse per la
tastiera, la quale per circa 30 minuti si riappropria del ruolo che le
competeva in passato, parleremmo di tecno-thrash (Watchtower, Mekong Delta
ecc.), e per quanto ho sentito dal vivo, senza tastiera, già i G.W. rientrano
nella suddetta categoria.
Le qualità dei singoli musicisti e dei brani non si discutono: segnalo
solamente l’esordio Chemio, suite da 30 minuti divisa in sei movimenti, che
sinceramente impressiona anche il più scettico degli ascoltatori. La
questione è: dove stanno andando a parare i G.W.? Chi ha apprezzato i loro
primi lavori ora non farà i salti di gioia; chi invece si spinge fino ai
Pestilence di Spheres o, come detto, al tecno-thrash, resisterà alla
mezz’ora melodica di questo CD. Il dibattito è aperto...la scelta spetta ai
lettori. Heartfield - Grigio Orizzonte
Tornano i lucani Heartfield con un CD breve ma intenso: nove brani in circa venti
minuti. Il sentimento che traspare con evidenza è la tristezza: a partire dal
titolo, per proseguire con la copertina professionale in bianco e nero, con
le musiche e i testi. Le musiche: il gruppo continua il discorso intrapreso
fin dagli esordi, con un’azzeccata miscela di hardcore e thrash metal in cui
non mancano episodi più rallentati e relativamente melodici; incuriosisce la
cupezza del suono di chitarra, caratteristica accentuata rispetto al passato.
I testi, in italiano, a me ricordano quelli dei Negazione e in parte quelli
dei Kina. Gli Heartfield confermano di essere in continua evoluzione: in
loro, alla rabbia non subentrerà la rassegnazione. Un punto di riferimento
per la scena musicale indipendente, e non solo nel Meridione. Hematocele - Delayed Nei bigliettini pubblicitari - o “flyers” che dir si voglia - gli Hematocele
qualificano “alternative rock” la loro musica, e mi sento di condividere
questa scelta. I brani sono assai diversi tra loro per velocità d’esecuzione
e sonorità: quanto a quest’ultime, rilevo che le chitarre, pur eseguendo
partiture essenziali, non sono ruvide a tal punto da conferire una netta
impronta punk o grunge, bensì un suggestivo e, a mio personalissimo avviso,
gradevole alone di tristezza e malinconia che permea le loro composizioni.
Parti vocali prive di particolari virtuosismi, peraltro superflui in questo
tipo di musica; basso e batteria precisi e senza fronzoli. Chi ama le nette
classificazioni eviti questo CD, chi invece detesta le barriere musicali ed
apprezza le caratteristiche sopra indicate potrebbe ricavare delle piacevoli
sensazioni dall’ascolto dei brani composti da questi tre musicisti
brasiliani. Iconoclast - demotape Sorprendente esordio per Giacomo Pascolini, diciottenne polistrumentista da
San Daniele del Friuli, che si propone al pubblico sotto lo pseudonimo
Iconoclast; nei tre brani che compongono il demo egli si cimenta alle
chitarre, al basso, alla batteria, alle tastiere e alle parti vocali,
coadiuvato dal fratello Mattia alla chitarra solista in alcuni frangenti.
Rock progressivo di pregevole fattura, con alcuni deliziosi intermezzi di
chitarra classica qua e là. Numerosi cambi di tempo ed apprezzabili
esecuzioni per le parti dei singoli strumenti, senza tecnicismi fini a se
stessi. I brani raggiungono una considerevole lunghezza, specie Testament
che occupa l’intero lato A della cassetta. Se è vero che vi sono dei discreti
margini di miglioramento, specie riguardo alle parti vocali, è innegabile che
gli amanti del genere farebbero bene a contattare fin d’ora questo baldo
giovane: non resteranno delusi dalla musica da lui creata ed eseguita; se
questo è solo l’inizio, e non c’è da dubitarne, ne sentiremo certamente
riparlare. Non dite, tra qualche anno, che non eravate stati avvertiti in
tempo! Iguanas - Musica Tosca Para Quem Tem Pressa Gli Iguanas sono un terzetto brasiliano attivo dalla fine del 1999; hanno
pubblicato nel 2000 il loro primo lavoro, oggetto della presente recensione.
Gli intenti del gruppo sono quelli di proporre un suono diretto e d’impatto
con riferimenti al punk ‘77 (ai Clash secondo alcuni recensori; io propendo
per i Ramones) ma con aperture a sperimentazioni sulla falsariga degli Husker
Du; i testi, alcuni dei quali in portoghese ed altri in inglese, affrontano
temi impegnativi quali la violenza, la droga e la politica. I sette brani
colpiscono nel segno, in quanto l’energia che sprigionano di per sè è
ulteriormente valorizzata dall’esecuzione precisa e dalla registrazione
nitida (anche se vi sono dei fastidiosi fruscii negli ultimi brani). Oltre
alle radici punk, i più attenti ascoltatori coglieranno distintamente qualche
passaggio alla Nirvana. Gli Iguanas costituiscono un’espressione artistica
sincera e genuina, che sarà apprezzata da quanti detestano il punk patinato
da superclassifica. Il Canemacchina - S/T Rock progressivo elaborato, ma comunque con ben distinguibili linee
melodiche: questo è quanto troverete nei tre brani propostici da questo
gruppo marchigiano nell’omonimo CD autoprodotto. Complimenti sia per la
nitida registrazione che per la proposta musicale in genere, ricca di
sonorità e interventi talvolta imprevedibili. Ho avuto modo di sentirli dal
vivo, e oltre a confermare la buonissima impressione lasciata dal CD, ho
constatato che sono dei gradevoli intrattenitori; il pubblico non resterà
deluso. Disponibili per scambi di materiale con altri gruppi. Da seguire con
attenzione. Juglans Regia - Prisma I toscani Juglans Regia sono, a mio avviso, uno dei gruppi che vantano la
più lunga militanza nella scena “sotterranea” nazionale. Dopo un cambio di
denominazione (all’origine Raising Fear), avvicendamenti di musicisti,
alcuni demo ed un progressivo allontanamento dal metal classico degli esordi,
esce ora, agli inizi del 2002, il tanto atteso CD che non delude certamente
le attese. Alcuni dei brani qui contenuti erano presenti, sia pure in fase
embrionale, anche nell’ultimo demo, dunque non costituiscono una novità
assoluta. Ci troviamo di fronte ad un gradevolissimo incrocio tra heavy
metal, melodia e rock italiano, mantenendo però (fortunatamente) le dovute
distanze dai loro corregionali Litfiba e Negrita. Le tastiere, di recente
introdotte in formazione, hanno acquisito un ruolo importante nella struttura
dei brani, accentuando rispetto al passato la fruibilità da chi non digerisce
dosi massiccie di chitarra; come contraltare, tuttavia, nei momenti in cui
quest’ultima recita la parte della protagonista, il suono risulta ora più
“cattivo” ed aggressivo, complice anche una registrazione nitida. Menzione,
infine, per il cantante, che dimostra ancora una volta le proprie capacità
espressive ed esecutive, ma che purtroppo risulta talvolta penalizzato in
fase di mixaggio. I testi sono personali e “riflessivi”, sia nel senso che
rappresentano riflessioni dell’autore, sia nel senso che fanno riflettere
l’ascoltatore, e concordo con chi ritiene che nelle liriche aleggi una certa
tristezza. In conclusione: chi già conosce il gruppo, rimarrà soddisfatto.
Vivamente consigliati anche a chi non li ha mai ascoltati ma apprezza le
caratteristiche sopra illustrate. Kingcrow - Hurricane’s Eye Dalla provincia di Roma giunge questo gruppo la cui musica, su varie
pubblicazioni, è stata qualificata come prog-metal; ritengo invece che, dei
quattro brani qui presenti, soltanto uno rientri appieno in tale definizione:
trattasi del secondo, lo strumentale con intro cantato da voce femminile
intitolato Hurricane’s Eye, che tra l’altro è il mio preferito. Il brano
d’esordio Kingcrow è molto più vicino al metal classico, il terzo è una
suite divisa in tre episodi e rientra nel prog, infine il quarto è un lento
orecchiabile e come tale c’entra poco con tutto il resto. Di prog-metal si
potrebbe parlare in virtù del suono tutt’altro che ispido della chitarra,
tale da fare storcere il naso ai puristi del metal, ma d’altro canto
sufficientemente grintoso per provocare leggeri dolori alle delicate orecchie
dei progster più placidi. Sempre riguardo alla chitarra, qua e là appaiono
dei felici spunti solistici che lasciano trasparire una buona tecnica. Nulla
di particolare da segnalare, né in bene né in male, per le parti cantate da
voce maschile e per gli altri strumenti: vi è però qualche passaggio
articolato che accentua il lato “prog” della musica proposta da questa
formazione laziale. Per ottenere il MCD è sufficiente inviare un contributo
per le spese postali a: Diego Cafolla, Via C. Colombo 9/c, 00061 Anguillara
Sabazia (Roma) Buon demo, ancora meglio l'album... aspetto con anzia il secondo dato che hanno cambiato cantante e quello vecchio non mi faceva impazzire Claudio Kraljevski Apartman - Izgubljen U Vremenu E pensare che durante il brano d’esordio Izgubljen..., un metal tiratissimo
degno di uno sfrenato pogo, immaginavo di saltare per la stanza anche per i
restanti undici episodi!
Ben presto si migra verso sonorità più tranquille e ritmi più pacati che si
rifanno al metal classico anni ‘80, ma anche ad epoche più remote: per
rendere l’idea, ci sono pregevoli rifacimenti in lingua serba di Lady In
Black (Uriah Heep) e Long Live Rock’n’roll (Rainbow).
Non mancano i
“lenti”: uno è fin troppo melodico, altri due fortunatamente presentano una
chitarra ritmica ben scandita. Per la cronaca, pare che Izgubljen U Vremenu
sia considerato il miglior CD rock pubblicato in Jugoslavia nel 2000. Che
altro aggiungere? Musica senza dubbio stagionata, ma chi è rimasto legato
all’hard rock e al metal anni ‘80 con i Kraljevski Apartman va sul sicuro. La Cacca Intorno - Parla Come Suoni Dareste credito ad un gruppo con un nome simile? Ed invece i tre goriziani
nei dodici episodi di questo CD pubblicato nel 2001 si destreggiano egregiamente,
pur senza stupefacenti virtuosismi, tra rock, reggae, brani lenti e perfino
dance-music; i testi, espliciti ed inadatti ai puritani, ricordano alla
lontana Elio E Le Storie Tese della prima ora. Dal vivo sono più aggressivi
e, a mio parere, danno il loro meglio. Gli amanti di questo tipo di proposte
contattino senza indugio il seguente indirizzo e-mail: lacacca@netscape.net;
sito web: www.lacaccaintorno.com. Link - FarlaFrancaShow I Link, gruppo proveniente da Udine e provincia, si erano costruti una buona
fama nel 1999 grazie ad un interessante CD e ad un notevole numero di
concerti: poi, il silenzio; riappaiono nel 2001 con un nuovo lavoro, una
formazione leggermente mutata ed una proposta musicale più evoluta rispetto
agli esordi. Si parla, qui, di rock contaminato da spruzzi di elettronica,
che fortunatamente non è divenuta l’elemento basilare; i riferimenti, pur con
tutte le cautele possibili, possono essere individuati sia nelle proposte di
C.S.I. e affini, ma anche, per alcuni accordi ed arpeggi chitarristici
dissonanti, a quel filone che vede quali capifila i Marlene Kuntz. La marcia
in più dei Link è costituita dalla versatile ed acrobatica voce di Anna
Jacovissi, che volteggia sul tessuto sonoro tutt’altro che piano e
prevedibile predisposto dai suoi compagni d’avventura. Riguardo alla
chitarra, noto che le sonorità sono più secche ed ispide rispetto a come le
ricordavo, ed un uso sapiente dell’effettistica valorizza complessivamente il
lavoro, peraltro mai banale, di Davide Pasqua. Il basso e la batteria hanno
il pregio di costruire una solida base lasciando trasparire le capacità dei
singoli musicisti senza indulgere in virtuosismi autocelebrativi. I testi
sono “cerebrali” e richiedono più di un ascolto per essere apprezzati.
Concludendo: per i Link questo CD è un positivo ritorno, che merita di essere
supportato come si conviene. Baris Manco - The Rarities 66-81 Baris Manco, nato nel 1943 e deceduto nel 1999, è stato uno dei più
importanti esponenti della scena rock turca; questa cassetta, pubblicata nel
2000, contiene 27 brani ripescati da registrazioni (7”, demo, jam sessions)
giacenti in polverosi magazzini: tale opera di recupero ha consentito di
portare alla luce dei piccoli tesori. In generale si tratta di rock anni ‘60
con sensibili influenze etniche arabeggianti; i brani più antichi rientrano
addirittura nella psichedelia. La lingua turca è quella maggiormente usata
per le liriche. Se anche fosse vera l’obiezione secondo cui questa è musica
per nostalgici rimasti trent’anni indietro nel tempo, terrò ben stretto
questo nastro a tiratura limitata (500 copie) per evitare che qualcuno me lo
rubi. Chi è interessato può inviare 5$ a questo indirizzo: A.O.N. distro
c/o Ivailo Tonchev, Stara Zagora 6010, Kv Kazanski 16-G-115, Bulgaria.
E-mail: aon@mbox.vereya.net Mindflower - Mindfloater
I Mindflower, terzetto proveniente dalla provincia di Piacenza, dopo
l’esordio datato 1995 si ripresentano nel 2001 con un CD dal contenuto
musicale difficilmente definibile. Senz’altro la loro proposta, tanto nei
brani ritmati che in quelli d’atmosfera, si avvicina assai alla psichedelia:
in principio mi hanno ricordato i Pink Floyd, poi si scoprono delle
combinazioni particolari che ci fanno riconsiderare il citato paragone. Ecco
alcune sensazioni da me colte durante l’ascolto: il basso esegue sorprendenti
ricami sulla base di chitarra elettrica distorta ed arpeggiata; in modo del
tutto inatteso, senza che ci si accorga del cambio, il tempo diviene
pluricomposto; in un brano, poi, ci troviamo con suoni spaziali di tastiera,
ruvida chitarra con ritmica stoppata e batteria quasi sempre sui “tom”; la
chitarra acustica è quasi ovunque presente e, qua e là, compare un
pianoforte. Per comodità, possiamo allora affermare che vi sono frequenti
digressioni nel prog rock. Comunque la si consideri, questa musica è
affascinante e costituisce un enigma per chi la deve descrivere a parole.
Volete provarci anche voi? Moongarden - Meteor Formazione polacca dedita principalmente al gothic-doom metal, con sporadici
episodi nei quali il ritmo è più sostenuto rispetto alla velocità media di
tale genere; le peculiarità dei Moongarden sono costituite dalle parti
cantate in polacco e dalla voce che si risolve in un lungo e tenebroso
lamento: per i miei gusti quest’ultimo aspetto è fin troppo enfatizzato, però
gli appassionati resteranno soddisfatti; segnalo, per correttezza, che
talune parti vocali sono sensibilmente “autonome” rispetto alla linea
musicale sottostante e alcuni passaggi di chitarra, almeno al sottoscritto,
han fatto sorgere perplessità. In definitiva i Moongarden, sebbene non
facciano gridare al miracolo, si lasciano ben apprezzare, considerando anche
i rigidi limiti compositivi entro cui tutti i gruppi doom si trovano ad
operare; i brani più convincenti sono, a mio avviso, quelli in cui
maggiormente compaiono fraseggi oscuri e privi di distorsione. Chi non ha una
particolare predilezione per questo tipo di musica è consigliato di rivolgere
la propria attenzione altrove. I Moongarden sono disponibili a scambiare il
proprio demo con i lavori di altri gruppi. Mythopoeia - The Golden Leaf Of Oak Bentornati! Dopo il demo Scheps Ankh... del 1999 la formazione ceca
riappare nel 2001 con un CD contenente nove brani. Il gruppo definisce la
propria musica “hermetic doom death metal”: se tale qualificazione era
calzante per il demo, ove l’atmosfera si presentava cupa, suggestiva ed allo
stesso tempo maestosa, appare invece limitante per il CD in cui compaiono
aperture melodiche tali da rendere la musica del gruppo fruibile da un
uditorio più ampio che in passato. I Mythopoeia abbandonano la nicchia in cui
si erano collocati e spaziano in più estesi territori, senza rinnegare le
proprie origini (la voce “growl” e le parti ritmiche ben cadenzate di
chitarra elettrica) e al contempo senza svendersi. A mio avviso, la chiave
nella svolta è data dal modo in cui vengono utilizzati il piano elettrico e
le tastiere: la loro presenza pare ora più incisiva grazie a saltuari
fraseggi solisti semplici e ben memorizzabili. Quale termine di paragone, da
considerare con le dovute cautele, indico i Moonspell di Irreligious per
l’aura malinconica nei passaggi lenti e i Gorefest di Erase per sonorità e
partiture tipicamente “death metal”, compreso l’uso della batteria in doppia
cassa. Onore al merito, e lunga vita ai Mythopoeia. Mytra - Meaningless Heavenly Being Le definizioni, in campo musicale, sono ingannevoli: prima di ascoltare
questa cassetta credevo, basandomi sulle informazioni in mio possesso, che i
Mytra proponessero death metal ipertecnico con pressoché assoluta preclusione
alla melodia; dopo l’ascolto, mi sono chiesto cos’abbiano a che spartire con
il death metal questi ungheresi. L’unico elemento “estremo”, peraltro ben
mimetizzato in quanto il volume è basso e le parti vocali sono brevi in tutte
le canzoni, è costituito dalla voce ringhiosa. Più rilevante è l’aspetto
“prog”: i suoni sono squillanti e le tastiere, sia per le partiture elaborate
sia per il volume relativamente alto a cui sono tenute in questa
registrazione, svolgono un ruolo fondamentale; inoltre, sebbene l’impatto
sonoro sia talvolta estremamente violento e ogni strumento esegua passaggi
complicati, mai la melodia viene soffocata dai virtuosismi dei singoli: in
ciò sta il principale punto di forza del gruppo.
Ritengo che i Mytra troveranno più estimatori in campo “prog” che in quello
“death”: in quest’ultimo genere musicale, tuttavia, il gruppo ritiene di
trovare la propria adeguata collocazione. Ma le definizioni...vedi sopra. Nikotina - Live 2000 Ruvido punk con digressioni hc per i fiorentini Nikotina. Dieci brani dal
vivo, cantati in italiano, con testi che denotano un notevole impegno
sociale. Il CD è totalmente autoprodotto. Non aspettatevi esecuzioni
impeccabili e qualità di registrazione eccelsa: troverete, invece, tanta
grinta ed onestà di fondo. I Nikotina scambiano senza problemi il loro “live”
con i lavori di altri gruppi. Consigliato ai veri amanti del genere,
sconsigliato ai Punkammoda (titolo di un loro brano). Pantàn - S/T E’ ormai risaputo che in Friuli molti gruppi utilizzano la “marilenghe”
(lingua madre) nei testi delle loro canzoni. I Pantàn si candidano a
ricoprire una posizione di primo piano nella scena musicale regionale, con
buone possibilità di positivo riscontro anche al di fuori dell’area
geografica di provenienza. In questo MCD omonimo troviamo cinque brani “rock”:
ora lenti senza essere melensi, ora più sostenuti ma senza eccedere in
velocità e ritmo. Oltre a digressioni acustiche cariche di tensione vi sono
contaminazioni funk che mi hanno riportato alla mente i Jane’s Addiction di
Ritual...; quanto ai testi, in essi troviamo ora descrizioni drammatiche,
ora frasi enigmatiche, ora episodi “leggeri”. Qua e là ci si imbatte in
curiosi giochi di parole che, a seconda dell’interpretazione data,
conferiscono alla stessa frase significati diversissimi tra loro. Predator - Hell On Earth Questo terzetto brasiliano, dopo un demo uscito qualche anno fa, pubblica nel
2001 un MCD con cinque pezzi tra i quali un estratto dal precedente lavoro. I
Predator propongono death metal senza molte aperture melodiche, ma neppure
asfissiante; si tratta di musica un po’ datata e ripetitiva, ma è pacifico
che i margini di manovra consentiti dal genere sono assai limitati: tuttavia
i brasiliani non sono monocordi, e le loro capacità compositive ed esecutive
traspaiono dai cambi in tempi dispari che s’insinuano qua e là nel canonico
quattro-quarti; nota di merito inoltre per alcune costruzioni basso-chitarra
alla Death e per i passaggi chitarristici simili, per sonorità, ai
Pestilence, due tra i miei gruppi preferiti nel metal estremo. Sia chiaro, i
Predator non propongono alcunché di nuovo né di strabiliante: se però vi
piace il genere e navigate nel profondo underground musicale mondiale, allora
questo gruppo potrebbe rappresentare una gradita sorpresa. Psycho Therapy - Ugly, Bad & Dirty demotape In questo demo datato 2001 dei calabresi Psycho Therapy ci sono, se ho ben
capito, tre cover (Search And Destroy, Summertime Blues e Have You Ever
Seen The Rain), un rifacimento di un brano degli Hand Of Doom, gruppo in
cui due membri degli P.T. militavano (la canzone si intitola proprio Hand Of
Doom, sonorità doom metal) e una lunga improvvisazione che rivela già dal
titolo le proprie caratteristiche (Rock Blues Jam). Tutto, in questo demo,
è artigianale: a buon intenditor, poche parole. Apprezzo il coraggio di
questi ragazzi in quanto cercano, nonostante gli scarsi mezzi a disposizione,
di far circolare il nome del gruppo diffondendo un lavoro che, probabilmente,
è stato concepito per uso esclusivamente “interno”. Evidentemente non è stato
possibile fare di meglio: per ora, può anche andar bene così. Una
considerazione, però, è d’obbligo: se, come ho letto nella biografia, nei
piani degli Psycho Therapy è prevista l’uscita di un CD, si dovrà cambiare
radicalmente registro. C’è molto da lavorare: in bocca al lupo. Rosaluna - Barriere I Rosaluna, gruppo di origini meridionali ma con sede in Bologna (i
componenti studiano all’università del capoluogo emiliano), in questo CD
d’esordio uniscono la grinta del rock alla melodia del folk. Nonostante, in
apparenza, i sei episodi si differenzino a seconda che prevalga l’una o l’altra
delle due citate componenti, il gruppo ha una propria forte personalità e ciò
lo rende immediatamente riconoscibile. I testi, ora cantati ora recitati, in
italiano e in calabrese, sono ben curati: se l’obiettivo, come affermato
nella biografia, è quello di trasmettere all’ascoltatore “l’insofferenza ai
ritmi frenetici e alle atmosfere ossessive delle città, che hanno preso il
posto della più naturale cadenza della vita quotidiana nel paese”, allora i
Rosaluna sono riusciti in pieno nel loro intento. Gradevolissimi e...
inquietanti. Shadeworks - Sooty Limbs Il nome “Shadeworks” è stato scelto dal musicista belga Nicolas Arnaud per il
proprio progetto solista; egli ha composto e suonato i quattro brani
contenuti in questo promo-MCD con l’ausilio, per quanto riguarda le parti
vocali, di Fae, cantante degli Ici Winds (gruppo in cui lo stesso Nicolas
Arnaud suona la batteria). Il genere eseguito è il prog metal: è difficoltoso
individuare termini di paragone al di là di quello, peraltro scontato,
costituito dai Dream Theater. Con riferimento al precedente demo alcuni
recensori avevano scorto influenze dei Cynic e dei Theater Of Tragedy: per
quanto sento in Sooty Limbs, ritengo i primi ben più duri-e-crudi degli
Shadeworks, mentre sono all’oscuro della proposta musicale dei secondi e
dunque non mi posso pronunciare. Negli Shadeworks si apprezza fin dalle prime
battute il notevole lavoro chitarristico; la struttura dei brani, sebbene
articolata, non pregiudica la scorrevolezza degli stessi. Quanto al ritmo:
premesso che vi sono cambi di tempo in ogni canzone, la prima e la quarta
sono più lente ed atmosferiche delle altre e, personalmente, tenendo anche in
considerazione le sonorità dei singoli strumenti, ritengo siano le meglio
riuscite di questo MCD; gli altri episodi, più veloci, complice anche la
presenza della doppia cassa in alcuni frangenti, risultano leggermente
confusi all’ascolto. Talvolta le parti vocali, seppure abilmente effettate
come in Terra, non paiono del tutto convincenti ed all’altezza del
pregevole tessuto musicale sottostante. In futuro uscirà un CD ufficiale di
questo artista belga: gli amanti del prog metal sono però consigliati di
accaparrarsi una delle 250 copie del MCD qui recensito, prima che vadano
esaurite. Slapsticks / Freon 12 - Split MCD I friulani Slapsticks (quattro brani) propongono sonorità e ritmi hardcore talvolta
sapientemente miscelati a elementi thrash metal. Nei primi anni ‘80, al
crollo delle barriere tra metal e punk, si parlava di “crossover”, e ritengo
che tale qualificazione qui non sia azzardata. Colpisce la brillantezza nel
suono degli strumenti, in particolare il basso.
I sardi Freon 12 (sei brani) si muovono su terreni musicali più vicini al
thrash metal; il tipo di cantato, addirittura, non sarebbe fuori luogo in un
contesto “death”; il ritmo è in genere più lento rispetto agli Slapsticks e
ciò, date le sonorità assai cupe adottate dagli isolani, è un bene.
Né gli uni né gli altri strabiliano per originalità o per doti
compositive/esecutive, tuttavia meritano attenzione sia perché siamo in
presenza di una sincera autoproduzione (motivo sufficiente per dare loro
supporto) sia perché nei testi (in inglese per gli Slapsticks, in italiano
per i Freon 12) ambedue i gruppi affrontano argomenti ed esprimono opinioni
su cui vale la pena riflettere. Suburban Noise - Here Comes The Sun Il trio leccese, nei cinque brani contenuti in questo lavoro, propone hardcore
melodico cantato in inglese, talvolta con alcune interessanti sfumature
vicine al blues e cambi di ritmo (in Farewell), e dimostra anche di saper
creare atmosfere tranquille con passaggi strumentali semplici ma non banali
(in Sunflower). Condivido le riflessioni dei componenti espresse in
copertina: è triste e duro scoprire che il mondo degli adulti soffoca le
speranze dei ragazzi... “abbiamo bisogno di messaggi positivi per prendere
coraggio e poter avere dei sogni da realizzare”. A voi la mia più sincera
stima. Tornado - S/T
Una dicitura sulla copertina rivela quale sia il genere proposto da questo
gruppo jugoslavo: progressive byzantine metal; in verità io ho rilevato
tantissimo metal classico, svariati accenni prog e, saltuariamente, sonorità
e fraseggi orientaleggianti (specie in Kraljeva Liubavnica). Il pregio
maggiore dei Tornado consiste nell’articolata struttura dei brani, talvolta
di notevole lunghezza; vi sono, quali eccezioni alla regola, episodi brevi:
uno strumentale con sola chitarra acustica e uno ove sono protagonisti voce
ed organo. Le capacità esecutive sono fuori discussione, salvo qualche
riserva per le parti vocali negli acuti; invece, francamente lascia perplessi
la forte impressione di “già sentito” che si ricava dall’ascolto di queste
canzoni. Gli estimatori del metal anni ‘80 si facciano avanti senza timore;
gli altri...ci pensino. Vortice Cremisi / Sidewinder - 7” Disco in cui sono presenti su un lato gli italiani Vortice Cremisi da Ancona
con il brano Mr. Deltaplane, e sull’altro i britannici Sidewinder con i
brani Let Heavy Objects... e Contact.
I Vortice Cremisi ritornano in pista, dopo la dipartita della bassista Silvia
Landini, con una formazione a tre elementi e con una canzone che, seppure
simile nelle sonorità a ciò che ci è stato proposto in passato, si
differenzia in alcuni punti dalla precedente produzione: in particolare vi è
un sensibile rallentamento nel ritmo e contestualmente la presenza di parti
di batteria più serrate, come mai si era udito in passato dal buon Massimo Di
Prenda; segnalo inoltre l’inconsueta lunghezza del brano, che occupa l’intero
lato riservato al gruppo marchigiano.
Riguardo ai Sidewinder: le sonorità sono affini a quelle dei Vortice Cremisi,
tuttavia si notano una marcata influenza rock-blues in alcuni passaggi
chitarristici nonché degli squarci nella plumbea cappa “stoner” attraverso i
quali filtrano inattese sequenze melodiche; vi è inoltre, rispetto ai
colleghi italiani, un maggiore utilizzo di effetti (principalmente la
distorsione) applicati alle parti cantate.
Il vinile, in color cremisi, costa L. 5.000, comprese le spese postali, da
inviare in contanti a: Massimo Di Prenda, Via Monte San Michele n.3, 60124
Ancona Zlatko - To Call Out In The Black Ho ben poche notizie riguardanti questo artista, e ancora meno sulla sua
produzione; quel che pare certo è che si tratti di un progetto solista di
Zlatko Anastasov da Plovdiv, Bulgaria, e che tutti i cinque brani di questa
cassetta - pubblicata nel 1995 - siano stati da lui scritti, arrangiati,
cantati e suonati; le scarne note di copertina non ci rivelano se egli si sia
avvalso anche di aiuti da parte di colleghi alla voce o ai vari strumenti.
La musica di Zlatko è tranquilla, d’atmosfera, in cui la base è data o da una
chitarra arpeggiata o da un tappeto uniforme di tastiere, e talvolta da
ambedue questi elementi su cui scorre, quasi soffusa, la voce; non a
sproposito si potrebbe parlare di psichedelia.
Ciò che lascia stupiti è che, nonostante la pressoché assoluta mancanza sia
di parti ritmiche ad opera di batteria o percussioni, sia di intrecci tra le
linee dei vari strumenti, vi sono passaggi inquietanti ed altri che, nel loro
piccolo, sono maestosi. Analoga impressione avevo ricavato dall’ascolto di un
compositore russo di musica elettronica, Artemiy Artemiev. E’ un caso, oppure
una caratteristica comune anche ad altri musicisti dell’Est Europeo?
Di certo i brani contenuti in To Call Out... non sconvolgeranno il mondo
delle sette note; però, se cercate musica che vi faccia pensare e vi lasci,
durante e dopo l’ascolto, un sottile, indefinibile senso di disagio
interiore, Zlatko potrebbe rappresentare una gradita sorpresa. |