The Datsuns - Milano, 27/02/2003

Ciao ragazzi, benvenuti ad un'altra puntata di Music Art Attack (costruisci da solo la tua rock revolution)... Prendete quattro ragazzi, capelloni al punto giusto: fatto?! Chiudeteli in una sperduta località neozelandese ad ascoltare mostri sacri dell'hard rock (Deep Purple e AC\DC su tutti) per tutta la loro baldanzosa infanzia: fatto?! Adesso fornitegli strumenti e sala d'incisione: fatto?! Avete appena ottenuto il vostro primo disco di rock revolution fatto in casa! Scherzi a parte, è molto difficile parlare di qualcosa di rivoluzionario quando i suddetti quattro sembrano usciti da un letargo cominciato a metà degli anni '70; i riff prolungati, che sarebbero tanto cari al buon Angus, e gli strilli doloranti alla Robert Plant fanno dei Datsuns una delle band più atipiche, ma anche più tradizionaliste, della nuova scena rock. Il Transilvania accoglie un pubblico molto variegato: si incontrano ragazzi con magliette di Metallica, Led Zeppelin o Misfits ma non mancano quelle di Strokes o Hives, il tutto condito da una buona dose dark sempre presente nel locale di Dario Argento. Sittin Pretty infiamma subito i pochi ma scatenati fans. Dolf, il cantante-bassista, ha il microfono un po' basso e le sue evoluzioni vocali non riescono ad essere apprezzate come dovrebbero. Il singolo I'm In Love viene strillato dallo zoccolo duro dei fans che, tra un pogo e l'altro, riescono a trovare un momento per ricordarsi anche qualche testo. Harmonic Generator, col suo ritmo incalzante e in crescendo, è sicuramente il miglior pezzo dell'album (e anche il più "moderno"). Motherfucker From Hell e Freeze Sucker scaldano il cuore anche ai patiti del metallo pesante. Siparietto nel finale con un improvvisato e stonatissimo "happy birthday to you..." all'indirizzo del neoventitreenne batterista Matt Datsuns. Le impressioni, un po' tiepide dopo l'ascolto del CD, sono decisamente migliorate dopo l'esibizione live dei quattro ragazzi di Cambridge-New Zealand; attendiamo conferme, e magari anche qualche novità, dal prossimo album.

Matteo Vacchi


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