Afterhours - Taneto di Gattatico (RE), 26/04/2002

Il posto (Fuori Orario) si presenta molto bene e ha un'acustica discreta. Questo è il primo tour che gli Afterhours si fanno senza Xabier, al suo posto c'è il chitarrista dei Sux! (sentitevi il loro ultimo disco, molto carino). Di ritorno dall'esperienza che li ha visti dividere alcune date italiane con i Mercury Rev (ottimi anche questi), pare che la mancanza di Xabier sia stata metabolizzata, e il tutto sembra filare alla perfezione. Tutto molto buono. Dal vivo vengono accentuate le sfumature più psichedeliche delle canzoni, soprattutto attraverso alcune intro che danno a tutto il resto un grande spessore. Oltre a ciò è anche la struttura del pezzo ad essere vista in maniera differente. Cioè, non sono riarrangiati pesantemente rispetto a quello che si può trovare su disco, ma c'è proprio quel concetto di psichedelia e progressione che permea tutta l'esibizione a portare l'ascoltare in una, forse un po' inedita, ma accattivante dimensione. Tutto molto coinvolgente, quindi. Passando alla descrizione più particolareggiata, il concerto presenta gli ultimi pezzi scritti e facenti parte del loro ultimo CD Quello Che Non C'è. Si apre con l'ottima Bye Bye Bombay, un gran bel pezzone, e nel frattempo da una televisione posta sul palco scorrono immagini dell'oramai noto viaggio in India del Magnelli. Continuano con Quello Che Non C'è, altro pezzone, e si va avanti con molti dei pezzi che sono diventati oramai emblematici. Quindi Voglio Una Pelle Splendida, Strategie, Non E' Per Sempre, Tutto Fa Un Po' Male, la immaginifica Il Mio Ruolo (sempre dall'ultimo CD). E nell'ultimo bis una cosa davvero eccezionale. Credo sotto l'influenza di Emidio Clementi, compagno di viaggio in India, il Magnelli scrive un bel pezzo di reading che dal vivo è davvero una bella cosa, meglio che su disco, logicamente per la presenza materiale dell'attore, anche perchè lo interpreta molto bene, davvero emozionante. Logicamente il tutto su di una buona musica strumentale, una specie di post rock meno intellettuale e più rilassato del solito. E così si chiude uno dei più bei concerti che mi sia visto. L'unica cosa che dava un po' fastidio è stato l'atteggiamento delle persone che erano venute a vedere gli Afterhours: credo che molti fossero più intenti a cantare a squarciagola i pezzi, più che stare lì ad ascoltare, purtroppo (per loro).

Massimo Onza


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