Afterhours - Quello Che Non C'è (Mescal, 2002)
Ecco qui il nuovo disco degli Afterhours, un disco che viene dopo diverse esperienze immagino molto gratificanti per loro e in un certo senso innovative per il panorama musicale nostrano, quello un po' meno 'underground'. Si portano dietro una buona eredità sonora costruita nel tempo e maturata di volta in volta, qui sempre a livelli molto alti. Soprattutto hanno un buon metodo di far quadrare i suoni, di sintetizzare nel 'genere rock' un sacco di sfumature diverse, dando in questo modo nuova dignità a questa parola abusata nel tempo. Se la prendiamo come una parola abusata, allora il rock c'entra poco. E' molto vario, una cosa nuova nel loro stile? Credo alla fine di si. Certo, ci sono dei pezzi dove si sente la loro classica matrice, come Non Sono Immaginario, però il suono risulta nuovo, e in un certo senso arricchito, un po' più dilatato, spesso e allo stesso tempo scorrevole; tutto questo si nota soprattutto nelle prime due, Quello Che Non C'è e Bye Bye Bombay. Forse è solo tutto un po' più maturo. Sta di fatto che gli Afterhours sono in continua crescita, e come ogni loro produzione uscita fino ad oggi, anche questa lascerà un segno nella loro discografia.
La cosa però che fa sempre piacere sentire di un disco degli Afterhours sono i bei testi. Scritti bene. E poi come si amalgamano in maniera perfetta con le note, senza coprire il suono, e allo stesso tempo avendo una loro precisa forza di restare in piedi senza sbiadire di fronte agli interessanti arrangiamenti.
Bei testi che vanno dalla disillusione all'India, passando per 'crisi' nel senso costruttivo del termine fino a stralci di racconto. Hanno la voglia di usare sul serio la parola per trasmettere e lo fanno sinteticamente concentrando discorsi immensi, sia induttivi che deduttivi, utilizzando sapientemente pochi termini.
Logicamente da questo punto di vista spicca, per l'effetto che offre, la recitazione, anche perchè è la prima volta che succede in un loro disco. Ma anche gli altri hanno il loro perchè, sia musicalmente che dal punto di vista delle parole, come già detto.
Tutto questo proprio mentre manca un pezzo fondamentale del gruppo: Xabier.
Davvero un gran bel disco che non può che fare bene al 'rock'. |