One Minute Silence - Buy Now... Saved Later (V2, 2000)

"No religion, no flag, no fear": sulla scia dei Rage Against The Machine, ecco un'altra band militante (stranamente non americana, bensì inglese) che suona hardcore-crossover con venature metal, esprimendo la propria rabbia nei confronti di una società malata, a rischio, che cade a pezzi. Come già nel precedente Available In All Colors (Big Cat/V2, 1998), Brian Barry fa lo Zack De La Rocha della situazione, prendendo ora di mira come punto di partenza i predicatori 'venditori di fede', per poi espandere la propria critica costruttiva ad altri ambiti e scuotere così le coscienze degli individui. In quest'ottica di attivismo socio-politico si collocano anche le letture consigliate all'interno del booklet (Orwell, Tolstoj, Remarque, l'attivista nero Mumia Abu-Jamal...). Affiorano però dai testi alcune banalità di troppo (confermate tra l'altro in diverse interviste), che lasciano un pò perplessi e fanno pensare ad un esaltato ma confuso scimmiottamento giovanile dei R.A.T.M. piuttosto che ad una coscienza politica realmente matura.
Quanto alla musica, i quattro suonano pesante, a tratti molto pesante (in 210 Dog Years pare di ascoltare i Pantera); ma si tratta generalmente di brani che sanno essere molto fruibili, immediatamente piacevoli, e che pertanto hanno grosse capacità dal punto di vista commerciale, oggi che questo genere 'tira': riffs monolitici, sezione ritmica coinvolgente, ed una voce appassionata, rabbiosa, disperata. Eccezionali sono la trascinante Holy Man, Fish Out Of Water (riuscitissima, forse la più 'facile' del disco) e Roof Of The World, intensamente violenta; ma altre canzoni danno motivi di soddisfazione: l'iniziale, ottima Rise And Shine (che ricorda parecchio i Living Color), 1845, Food For The Brain. Fra echi di Tool, ricordi dei Deftones e vaghe somiglianze con i Korn, si sviluppa un disco che - avrete capito - non ha nell'originalità il suo maggiore punto di forza, ma è senz'altro gradevole all'ascolto e risulta alfine piuttosto convincente, con alcuni momenti esaltanti; le vere cadute di tono si trovano nel finale: gli ultimi tre o quattro brani sono troppo 'standard' e pertanto inevitabilmente stancanti. I più 'duri' sappiano che gli One Minute Silence non sono i Biohazard, ma sempre meglio che ascoltare Kid Rock!
Non mancano tensione, ritmo, dinamicità e potenza. E qualche spunto di riflessione, che ben si presta anche a commentare la situazione politica del nostro paese: "Oppression today comes with a smile"... Da ricordare a memoria.

Uno dei migliori gruppi crossover dai tempi dei ratm....
Marco

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