Nought - S/T (Shifty Disco/Wide, 2000)
Decisamente di difficile decifrabilità questo primo album dei Nought, autori, in precedenza, dell'EP A Quick One Too.
Camminando lungo l'ebbro percorso strumentale delle sue dieci intense tracce, quasi ci si perde, incontrando in ordine sparso (e a volte all'interno di un medesimo brano) atmosfere post-rock (The Fans), deliranti rimembranze progressive-rock anni '70 (All The Time Ha Ha), inserti noise e perfino jazz (Stain Stones). Il tutto condito da un utilizzo non propriamente classico di archi e fiati che cercano, e spesso trovano, un difficile dialogo con batterie e chitarrone essenzialmente rock. Tenendo conto, infine, che chi suona è una strana orchestra di ben dodici ottimi musicisti evidentemente indemoniati, non meraviglia che la pienezza sonora sia fra le più apprezzabili qualità di questo lavoro. L'ascoltatore che si accingesse ad un ascolto superficiale dell'intero album, uscirebbe facilmente spossato dalla generale pesantezza, dai continui e frenetici cambi di ritmo e di atmosfera (oltre che di genere!), da un disordine che in certi momenti fa pensare ad un vero e proprio divertissement, reso peraltro piacevole dalla qualità e dalla fantasia di questi dodici britannici.
Con picchi di genialità quali gli entusiasmanti calderoni di Nought I e Cough Cap Kitty Cat (titolo dell'unico singolo finora sfornato), l'intero album può essere riassunto dal trittico Goddess Awakes, che parte da una galoppata prog-rock per arrivare ad un'atmosfera vagamente post-rock passando per un noise melodico che deve qualcosa ai Sonic Youth.
Forse c'è del metodo in questa pazzia. Sicuramente c'è della pazzia in questo metodo.
     

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