IV Nosilenzfest - Coniolo (BS), 19-20-21/07/2002
Diciamo la verità, non avevo mai sentito parlare del Nosilenzfest, il quale, giunto ormai alla sua quarta edizione, dimostra come la passione (che possiedo) per la musica e la voglia di fare (che mi manca) possano portare ad imbastire manifestazioni come questa, dove si ascoltano band emergenti (che possono piacere o meno), scelte con interesse dagli organizzatori tra decine e decine di demo. E tutto questo accompagnato da birra, panini con la salamina e patatine fritte (più una sorpresa finale che vi svelerò).
Un po’ il discorso inverso delle feste che si fanno nel mio paese, dove al centro della serata c’è la birra e il gruppo (sempre quello) è solamente un contorno, un accompagnamento per decine di bikers borchiati, muniti di gilet di pelle nera, che con i loro rutti coprono letteralmente (ma forse qui fanno bene) l’ennesima cover dei Doors e compagnia bella. E passano gli anni, ma le canzoni sono sempre le stesse. Giuro, sempre le stesse.
E’ trascorso un po’ di tempo dal 19-20 luglio, perciò spero che la memoria non faccia brutti scherzi, specialmente coi nomi, che puntualmente dimentico o storpio.
Venerdì 19 Luglio sono arrivato a Coniolo, frazione di Orzinuovi (BS) preciso e puntuale come una fucilata in stile lupara bianca. E tutto ciò grazie alla nuova tangenziale, considerando il fatto che di solito sbaglio strada. Subito mi ha accolto un indaffaratissimo e sudatissimo Angelo Zucchi (il factotum, si può dire, della manifestazione, che ringrazio ancora per l’ospitalità), il quale, scambiandomi evidentemente per un componente di una band in ritardo, mi ha chiesto: “Ben arrivato! Vi dò una mano a scaricare la roba?”. Sicuramente la cosa è servita a sciogliere un po’ il ghiaccio, anche per un timidone semi-complessato come il sottoscritto, che per la prima volta si ritrova a ricoprire l’antipatico ruolo di (ehm…) giurato.
Il luogo mi ricordava di brutto quello allestito per Musica Nelle Valli due mesi prima; anche qui tutto si svolgeva presso un giardino delle scuole elementari. La cosa prometteva bene, visto che in quell’occasione mi ero divertito tantissimo. Dopo aver mangiato un panino (aggratis) ho fatto la conoscenza degli altri quattro giurati di cui uno (se non sbaglio Roberto Cavalli, che non è uno stilista, bensì un ottimo fotografo, nonchè cultore della scena indie) mi ha preso subito in simpatia a causa della mia t-shirt dei Giardini Di Mirò. Oltre a lui erano presenti Marco, Dj del DonneMotori e organizzatore della Festa Di Radio Onda d’Urto: uno che di musica se ne intende veramente e che - come direbbe lui stesso - ha il “pepe al culo”. Tra le altre cose, Marco mi ha raccontato degli aneddoti interessantissimi su Jason Molina dei Songs:Ohia. A suo dire la persona più antipatica e attaccata ai soldi che abbia mai visto… Ma questo si può scrivere? Beh, mi assumo tutte le responsabilità.
Il quarto giurato fa il fonico e ha suonato nei Micevice, ma non riesco a ricordarmi il nome per quanto mi sforzi e quasi mi vergogno per questo. Neanche a dirlo simpatico pure lui, così come Michela, redattrice di Tutto, ultima arrivata e in costante divergenza con me sui gusti musicali.
Durante le presentazioni rimango un po' annichilito dagli altri e quando arriva la fatidica domanda “tu di che ti occupi?” rispondo candidamente: “Sono uno studente di Giurisprudenza al quinto anno fuori corso”. Boato generale.
Tuttavia, finite le risate, ho notato con piacere che non appena ho fatto accenno riguardo la mia presenza nello staff di Sodapop, alcuni già conoscevano e apprezzavano il sito da parecchio tempo. Un po’ di pubblicità al lavoro di Emiliano e soci non guasta mai. L’ultimo problema prima di cominciare era decidere chi, fra di noi, dovesse presentare il concerto. Mentre io ero già sotto al tavolo, la più coraggiosa si è dimostrata l'unica donna, Michela.
Prima di iniziare coi gruppi però è d’obbligo una premessa: il nostro giudizio consisteva in una valutazione da zero a cinque riguardante, rispettivamente, la composizione, l’esecuzione e la presenza scenica. Su quest’ultimo requisito non mi sono trovato troppo d’accordo, ma tant’è.
Al gruppo vincitore sarebbe spettata una somma di 600 euri (finchè l’Accademia della Crusca non lo decide, si può scrivere anche euri, mi dicono). Il primo gruppo a salire sul palco sono stati i Grey da Mantova (miei conterranei), che se pur impeccabili (o quasi) nell’esecuzione, facevano troppo il verso ai Muse (ma anche a Jeff Buckley) e alla lunga i lamenti lagnosi del cantante mi hanno un po’ stufato. In compenso i seguenti Guignol da Milano erano un vero disastro, sentivo qualcosa di rockabilly ma non chiedetemi altro. Tuttavia raramente ho visto delle persone così umili e simpatiche sul palco. Veramente. Poi, quando hanno eseguito il pezzo Ovest, dedicato, come ha detto il cantante, “a una ragazza dell’Est”, ci sono rimasto secco. Cinque per la simpatia, non c’è dubbio. Anche i testi nella loro stramberia possedevano un non so che di poetico, a pensarci bene. Comunque l’ambiente comincia a scaldarsi solo con i bresciani Demi Jour, veramente carini nei loro quadretti sonori tra twee pop e new wave. I principini della serata però sono stati i tre che si nascondono dietro la sigla l’Idiota, provenienti anch’essi da Brescia, con il loro post rock strumentale, evanescente e intellettuale. Bellissima la presenza scenica con immagini in sottofondo di corti francesi anni ’30 (?). Una perfetta colonna sonora per quel tipo di fotogrammi. Se proprio devo trovare il pelo nell’uovo mi è sembrato che la batterista (carina) pestasse troppo forte per il genere, mentre nelle tessiture qualche accenno melodico in più non avrebbe guastato. Bravi comunque. Una serata tutta in crescendo, insomma; l’esatto opposto della scaletta di sabato. Il secondo giorno già ero perfettamente a mio agio, e aggirandomi per qualche bancarella cercando di rimediare un ricordino, ho notato (oltre a dei quadri orribili in vendita) che c’erano già, a occhio e croce, duecento persone, destinate ad aumentare con l’andare della serata. Dopo il solito panino ho fatto quattro parole con un membro dei Divelta (tra l’altro ho saputo che la copertina del loro demo è opera di Roberto), per poi sedermi insieme agli altri, rigorosamente in ultima fila e a casaccio, pronto per l’inizio della seconda parte del festival. E l’inizio è stato proprio al fulmicotone (si fa per dire) con The Cabin Fever, band che mi ha fatto veramente un’impressione notevole. Se già non ci fossero Giardini Di Mirò, Ultraviolet Makes Me Sick e Deep End, direi che questo gruppo bresciano è la migliore risposta italiana a certo post rock- slow core a stelle e striscie. Il vociare campionato, così come le immagini del film La Dea Del ‘67 di sottofondo, hanno contribuito ad arricchire la malinconia delle melodie, creando un’atmosfera magica. Purtroppo mi sono reso conto che altri giurati sono rimasti piuttosto freddini, ricordandomi il paragone inevitabile coi Giardini Di Mirò (rispetto ai quali, senza esagerare, i Cabin Fever sarebbero comunque usciti a testa alta).
Un giudizio discordante si è percepito anche riguardo gli Eroma da Vicenza, due ragazze e un ragazzo dall’aria da ricercatori universitari. Il cantato alternava l’inglese all’italiano, e a sprazzi certe sonorità ricordavano (perlomeno a me) Yo La Tengo e Sonic Youth, mentre per altri versi i tre ragazzi si lasciavano andare a canzoni giocattolo stralunate e spiazzanti. Tra alti e bassi direi.
Intanto scroccavo l’ennesima sigaretta a Michela che addirittura aveva pensato bene di comprare un pacchetto in più, avendo conosciuto il sottoscritto il giorno prima: gentilissima. Io però ufficialmente non fumo, sia chiaro.
Gli Eloise da Torino hanno dato forfait, perciò ultimi a salire sul palco sono stati i La Spina da Parma che sulla carta si presentavano con la formula insidiosa di “rock cantautorale” con influenze da Capossela a Paolo Conte. Io, francamente, queste influenze non le ho sentite. Ho visto degli animali da palcoscenico trascinanti e impeccabili, ho visto la gente che improvvisamente è raddoppiata e si è stretta di più intorno al palco e ho visto Michela entusiasta. Quello che ho sentito - distrattamente, lo ammetto, perché mi sono alzato a bere una cola - era il solito rock italiano che a spunti virava pericolosamente verso i Timoria. Tanti applausi e tanta destrezza: avranno sicuramente successo.
Richiamato all’ordine, dovevamo decidere il vincitore e, facendo una somma dei punteggi, L’Idiota si era già assicurato il premio. Personalmente avrei preferito i Cabin Fever (che purtroppo sono arrivati terzi dopo i La Spina), comunque poco male. I La Spina come da copione hanno ricevuto (non ricordo bene, ma penso) un premio della giuria. Sul finale gli organizzatori (complimenti a tutti, davvero) hanno allestito una gran tavolata dove tutti insieme appassionatamente abbiamo mangiato un’ottima porchetta (ottima anche per uno come me che tocca poco la carne). Io ero seduto vicino ai La Spina e ho fatto due parole con il bassista (penso): persona molto gradevole, simpatica e loquace. Si è parlato tra me, lui e Marco di tutto, dalla musica al Parmigiano Reggiano. Gran bella serata. Spero di tornarci l’anno prossimo.
Per la cronaca, la terza serata, in cui io non ero presente, ha suonato fuori concorso Charlie Cinelli, per esigenze “di contratto” (leggi: gli sponsor, che pure ringrazio per aver permesso queste belle serate). Un grazie anche al mio amico Giorgio e al grande Gianna.
Ah bene! il giudizio sul mio gruppo (Eroma) è divertente e carino;
talvolta "piacersi è così inutile", invece così ci si diverte.
Il "Nosilenz Fest" merita davvero e l'impegno profuso per farlo
vivere è unico. Questo Marcello Ferri poi è assai lontano dai
miei gusti se apprezza quelli di Parma (La Spina), simpatico
dunque: anche lui!
Abbiate i miei più cari saluti.
Massimo
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