Najite Olokun Prophecy - Africa Before Invasion (Sofa Disk, 2002)

Figlio di un capotribù Urhobo, batterista studente di Fela Kuti e quindi sorta di figlio adottivo del "presidente nero" alla morte del padre naturale, il nigeriano Najite Agindotan è uno che ha frequentato la musica fin dalla più tenera età. Quella della sua terra, e quella che nella sua terra ha trovato una immensa seconda patria e si è ricongiunta alle proprie radici: il funk. L'unione tra le due fu chiamata "afrobeat" (consigliatissime le due raccolte Africa Funk della Harmless, per farsi un'idea), e l'epoca della sua esplosione fu una stagione indimenticabile per la musica del continente nero.
Najite intanto si trasferisce a Los Angeles, entrando in contatto con gli ambienti della diaspora jazz africana, ed anche questa influenza risulterà determinante quando, con un bel po' di canzoni pronte, il Nostro mette su la sua orchestra afrobeat, Najite Olokun Prophecy. Lui la dirige e pensa anche a voce solista, congas e talking drum; dodici musicisti e quattro coriste lo accompagnano in infuocati concerti e in questo album di debutto. Anch'esso infuocato, ma contemporaneamente denso di senso melodico e risvolti jazz sofisticati.
Showtime e Lasisi aprono le danze con un perfetto modello di afrobeat che suona "moderno" pur non avendo di fatto nulla di quello che noi intendiamo come moderno. Due punti per il signor Agindotan, la sua scrittura e il suo gusto.
Honesty rallenta verso un groove delicato e pomeridiano che arriva a lambire atmosfere quasi house. Aorieo riprende quota con un basso massiccio e una melodia di partenza che assomiglia davvero molto al celebratissimo Tamba Trio di Mas Que Nada.
Undici minuti abbondanti che scaldano a dovere per l'apice contenutistico del disco, la title-track. Altrettanto lunga, si annuncia fin da subito come un pimpante tributo alla tradizione "highlife". Arpeggi incalzanti di chitarra elettrica, batteria tutta rullante, inserti di fiati e stop-and-go. Un'atmosfera assolutamente gioiosa per un messaggio importante e decisamente meno gioioso, a chiudere un album notevole.

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