My Jazzy Child - Sada Soul (Clapping Music, 2004)
Forse dovremmo veramente mettere da parte questo cazzo di orgoglio nazionale e cercare di tirare su dei contatti con i cugini d'oltralpe. Dopo secoli in cui li abbiamo maltrattati pensando non fossero capaci di far altro che apprezzare Paolo Conte, scopriamo che, forse non sulle belle copertine dei giornali patinati, ci sono dei personaggi particolarmente interessanti. Muovendo i suoi passi dalla Parigi più off, Damien Mingus (nomen omen) ci porta una collezione di strampalate torch songs per chitarra, percussioni, giocattoli e suoni trovati. Vagamente reminescente di certo folk alla Devendra Banhart, si lascia prendere la mano da alcuni trucchi tra l'hiphop e l'indietronica, fino a ritoccare digitalmente quei pochi accordi che butta su nastro, ricreando dei ritmi poco ortodossi, spesso giocando ai confini con i drones più ambientali, aprendo e chiudendo valvole di musica concreta e rumorismi industriali alla Einsturzende Neubauten. Niente di apocalittico però, è un disco pieno di atmosfere così francesi anche nel loro non esserlo. Frase priva di significati anzichenò, ma quantomai appropriata per un personaggio che, stando alla nota stampa allegata, è la prima volta che sperimenta l'uso della voce. Ci sono dentro molti ricordi di certo Canterbury sound nella sua voce, più Wyatt che altro, quasi sempre sussurrata e quasi mai eccessiva, neanche quando viene processata e infinitizzata... Stravolgimenti vari a parte e alcune splendide canzoni dopo, ci troviamo di fronte ad un disco non adatto a tutte le stagioni, anzi piuttosto peculiare e bisognoso di cure. La prima volta ti passa così, in maniera piuttosto "tappeto sonoro" che facilita le distrazioni, ma quando poi, numerosi ascolti dopo, riesci a trovarti in mano il bandolo della matassa, ti ritrovi stregato e ammaliato come in poche altre occasioni recentemente.
     
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