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Music Fellowship Una carrellata su una etichetta notevole, la Music Fellowship di Salt Lake City, Utah (www.musicfellowship.com), che con poche uscite all'anno (qui di seguito abbiamo recensito tutto il loro materiale!) sta costruendo un catalogo di alta qualità: musica scritta e suonata col cuore, atmosfere e sentimento davvero impagabili. Aspettiamo impazienti la prossima uscita, dato che fino ad ora non hanno mai sbagliato un disco... Forty Nine Hudson - …For Weeks At A Time (Music Fellowship, 1997) ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Remington Standard - Why Less Desire To Be Neat? (Music Fellowship, 1998) ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]()
Vengono da Salt Lake City, Utah, e prendono il nome dall'automobile di On The Road di Kerouac.E devono essere un bel po' depressi, i ragazzi. Il loro post rock richiama alla mente paesaggi desolati e verdi colline tipiche delle campagne americane. Nove tracce sospese tra continue ripetizioni di riff/arpeggi e un alternarsi di chitarra acustica ed elettrica, talvolta accompagnate da un dolcissimo violoncello. Codeine, Sharks Keep Moving e Red Stars Theory possono essere termini di paragone abbastanza azzeccati per descrivere questo disco. La prima traccia Unseen But Felt è decisamente suggestiva ("moody") e mi ha fatto innamorare di questo disco. Ma con Hideout ho avuto la certezza di ritrovarmi di fronte ad uno dei più bei prodotti degli ultimi anni: emo, sputato emo, con tanto di cantato melodico ed urlato in sottofondo a fare i controcanti. In più arrangiamenti e campionamenti degni dei nomi più importanti del panorama, quindi non mi sbilancio a citare Gastr Del Sol o Flying Saucer Attack… Ma molto più emozionali. Da ascoltare in queste fredde domeniche invernali, sorseggiando un buon caffè. Incredibile cosa può uscire fuori da un basso, una chitarra ed una batteria. I Low hanno fatto scuola. E ciò è sicuramente un bene. Ed i Remington Standard non sono nient'altro che una loro versione leggermente più complessa e destrutturata, meno minimalista. Ma non per questo meno affascinante. Tra l'altro quando ho visto il nome della band mi aspettavo tutto un altro sound…avrei giurato fosse hardcore. Meglio così. Undici tracce ipnotiche, con il classico alternarsi di cantato maschile/femminile di Austin e Diana, il tutto suonato con gran calma. Musica che tocca l'anima, la loro. Un pezzo come Permanent Ink Dries Quick dovrebbe essere messo in tutte le cassettine che fate alle vostre fidanzatine. Provare per credere. E se gli oltre sei minuti per pezzo possono sembrare troppi, non bisogna lasciarsi intimidire. Questo è uno di quei dischi che dovrebbero durare per delle notti intere. Giuro che si trattengono a stento le lacrime. Ninne nanne. Niente di più. Niente di meglio. E poi molte comete sono scoperte da dilettanti.
Landing - Centrefuge EP (Music Fellowship, 1999)![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() The Album Leaf - An Orchestrated Rise To Fall (Music Fellowship, 1999) ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() Meisha - Meisha Returns Meisha Forever (Music Fellowship, 1999) ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]()
Una caratteristica che accomuna tutte le uscite di questa etichetta è la grafica eccellente: non fa eccezione la copertina astratta ad acquarello dell'EP di esordio dei Landing; per quanto riguarda la musica abbiamo cinque brani eterei, mezz'ora sospesa tra melodie accennate di chitarre e tastiere, il tutto con melanconia e sentimento ben in evidenza, elemento comune ad ogni uscita Music Fellowship: la commistione tra ambient, drone e rock è azzeccata soprattutto nel terzo brano, che dà il nome al disco, dove all'incedere pigro della batteria sulla melodia chitarristica si sovrappone una lieve distorsione, che sfuma lentamente sul finale. Il brano successivo, Lower, è cantato e ricorda alcune cose Kranky come Jessica Bailiff. Per i Landing un inizio senz'altro positivo, ora aspettiamo una conferma.The Album Leaf è il progetto solista di Jimmy LaValle dei Tristeza, e prende il nome da un moderato di Chopin: il termine sarebbe un sinonimo nientemeno che del termine romanticismo! Le mie scarse conoscenze nell'ambito della musica classica non mi permettono di giudicare quanto le canzoni derivino da questo stile, quello che è certo è che le melodie struggenti sono al centro di questo disco; i pezzi sono basati fondamentalmente su fraseggi di piano, tastiere e chitarra accompagnati da riverberi, echi e batterie sia elettroniche che suonate, a comporre una decina di brani d'atmosfera tra la dolcezza di Papa M e la malinconia di Labradford. Il leitmotiv di We Once Were, con la sua ineffabile leggerezza attraversa tutto il disco, che raggiunge il culmine in A Short Story, una suite di venti minuti, intervallata a tratti da voci e suoni come la colazione psichedelica dei Pink Floyd, vera perla di An Orchestrated Rise To Fall, forse la migliore uscita su Music Fellowship. L'uso del drone è la caratteristica fondamentale dei Meisha, band relativamente nota nell'orbita della rivista Ptolemaic Terrascope ed in generale agli appassionati del genere: melodie ripetute, frammentate e scomposte fino ad arrivare ad un passo dalla noia, per poi passare ad altro con molta maestria; è vero che settantacinque minuti di arpeggi e melodie ripetute sembrerebbero eccessivi, ma non è così, il disco scorre piacevolmente, debitore certo ai nomi storici di questo genere, ma non per questo meno interessante.
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