Mosquitos - Electric Center (Fosbury, 2003)
La strumentale e introduttiva Mosquito ci presenta subito questo gruppo di Frosinone. Si resta quasi interdetti dalla provenienza perché le sonorità desertiche di Electric Center ci portano direttamente in luoghi desolati, di frontiera: stazioni di servizio con l'insegna corrosa dalla ruggine che preannunciano cittadine fantasma dove la polvere sembra mangiarsi tutto. Luoghi dell'anima, di passaggio, in cui ogni cosa sembra perdere di significato: non rimane molto, giusto qualche burattino solitario, rassegnato e inguaribilmente romantico. A suo modo Electric Center è un disco dalle atmosfere molto 'cinematografiche', da film noir. L'incomunicabilità e i sentimenti repressi permeano la vita quotidiana delle persone (The Inarticulate Speech: "That's inarticulate speech of me and my neighbours... There's a weird silence inside the boring rooms... We all live in the same yard, but we're so far"). Le canzoni, come dice la press release, "segnano un continuo avvicinamento a una meta che mai verrà raggiunta, l'importante è il viaggio, non l'arrivo". Il trio sembra si avvicini alla perfezione melodica con Trash Pickin Hours, ma nello stesso tempo non vuole essere tutto o soltanto questo. I brani si lasciano andare alla psichedelia (Heartcake), pur non complicandosi nella struttura. Le pause, gli echi e le dissonanze (Wounds) sono bilanciate da irruenze marcatamente indie (Carcrashair): il fatto che l'album sia stato registrato in quattro giorni e mixato in tre evidenzia un approccio quasi punk, direi. A volte sembra che quando la band intuisca un motivo orecchiabile, lo ripeta all'ossessione sotto una coltre di rumore e bassa fedeltà, quasi a snaturarne la portata originale (Solvency). Non mancano momenti che tentano di risollevarsi dall'atmosfera quasi soffocante del disco (Summer Of Bees), senza successo però. The Flowers And The Stony Tracks ha quei toni evocativi, quasi apocalittici, che rimandano alle ballate dei Giant Sand. In questo contesto il tono monocorde del cantato non stona. Un altro centro per Fosbury, che dopo i fantastici Slumber sembra si stia specializzando a coprire tutte le possibili ramificazioni dell'indie rock americano senza per questo fare dell'esterofilia una ragione di vita. |