Moka - I Plan On Leaving Tomorrow (Autoprodotto, 2003)

Allora: come si fa a rovinare un disco? Beh, per i primi due pezzi i Moka seguono la scia dei (già classici?) Giardini Di Mirò: un post rock morbido, in questo caso quasi più vicino al Canterbury rock o ai primi Weather Report di I Sing The Body Electric che all'asse Tortoise-Mogwai, peraltro impreziosito da una notevole tecnica strumentale e da una registrazione perfetta per il genere, pulita eppure non del tutto a fuoco, un suono che rende l'idea di un ambiente 'ovattato' (soprattutto se ascoltato in cuffia). Certamente l'originalità è un'altra cosa, ma la band ce la mette tutta per essere il meno possibile banale e, se non fosse per un fastidioso incidente di percorso, si arriverebbe alla fine del ciddì soddisfatti ed appagati. Infatti ad un certo punto arriva August: It's Not The Right Month (riflessione di alcuni giorni dopo: cos'è, un omaggio ai Perturbazione?), cantata da una sorta di piccolo fan di Manuel Agnelli, che ci canticchia una sorta di involontario (?) cut-up delle liriche degli Afterhours: perchè? Capisco la voglia di inserire delle canzoni vere e proprie (ho come l'impressione che il trend dello "strumentale a tutti i costi" sia definitivamente finito), ma perchè inscenare una simile pantomima? Bella invece l'idea delle voci soffuse (quasi subliminali) in Ilona, una trovata che ribadisce la buona vena del gruppo; ma soprattutto splendido il finale quasi krautrock di Excesses.
Bravi quindi questi Moka, ma ancora troppo derivativi: spero che riescano a trovare una loro strada.

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