Mondo Candido

Cosa succede quando un recensore stronca non tanto un disco quanto l'intero progetto che sta dietro ad un gruppo? Succede che, anche se la testata è piccola, il gruppo si sente punto sul vivo o peggio ancora si offende a morte. Di solito finisce lì. E il gruppo non ti manda più il disco successivo. E hanno ragione. Ma se, per sfida o per incoscienza, il gruppo ti manda l'ultima fatica tu cosa fai? Premi la costanza? Guardi il capello e cerchi di spaccarlo? Nulla di tutto questo. In uno scambio a più riprese tra Alessandro Querci dei Mondo Candido e l'improvvido recensore sottoscritto, è venuto fuori che ho cannato perlomeno su un punto, forse quello fondamentale: qui non si parla di arrivismo, quanto di gusto maturato con gli anni, di voglia di portare a termine un progetto... Insomma quel Mondo Torbido che io suggerivo come possibile titolo per il nuovo album del gruppo si è rivelato essere molto più pacato e candido di quanto sembrasse... Da questo scambio è stata tratta questa intervista.


Sodapop: Partiamo subito con l'immagine che fornite, sornioni fin dalla grafica del disco.
Alessandro: Abbiamo strizzato l'occhiolino, ma non più di tanto, ad una certa immagine vintage. Del resto si tratta dello specchio della nostra musica. Devo dire che in stampa tipografica il booklet ha perso un po' di fascino rispetto alle anteprime sul computer e in stampa digitale, ma l'idea comunque rimane. A proposito, io sono quel simpaticone con gli occhiali.
S: La prima cosa che colpisce, appunto, oltre al colore, è l'atteggiamento acchiappone, stylish senza sconfinare nell'alta moda ma decisamente "totally à la mode, daddio", come direbbbero gli inglesi. Continuiamo con le provocazioni (previously released as recensione): non sono riuscito a rinvenire autoironia o innocenza all'interno del vostro disco, bello ma artificioso.
A: A dire il vero credo che noi siamo molto naif, voglio dire non in modo eclatante ed appariscente, ma in maniera realmente più "sincera". Cioè, cerco di spiegarmi, in fondo se noi facessimo un prodotto tipo quelli che citi, mi riferisco a quel gusto lo-fi tipo Stereo Total, ci dovremmo sforzare non poco. Oltretutto ci sentiremmo rappresentati molto di meno. L'autoironia è senza dubbio una grossa qualità, e la sua assenza certo un difetto. Ma noi abbiamo preferito giocare la carta - certo più rischiosa - della precisa e accorata adesione al repertorio che abbiamo presentato, senza prenderne le distanze con un sorrisino sornione e snob (che quello veramente mi fa tanto frequentatore di aperitivi "à la page"). Ti faccio un esempio: quando abbiamo deciso di rifare Fortissimo (la canzone che come sai era cantata da Rita Pavone in un vecchio e "naiffissimo" film della Wertmuller), lo abbiamo fatto perchè quel brano ci appariva realmente bellissimo, al di là delle strizzatine d'occhio furbescamente loungy. Temevamo di non reggere il confronto con la luminosità di quell'interpretazione. Abbiamo cercato di riproporla nel rispetto dell'originale, ma con un gusto, per così dire, contemporaneo. Credo - senza falsa modestia - che siamo riusciti nel nostro intento, addirittura ti confesso che per me è uno dei punti più alti del disco. Certo, ci trovi il campione opportunamente filtrato, lo stacchettino con le percussioni rubate ad un vecchio disco di cha cha cha, pure le tablas, ma non si tratta di sole furbate, a noi davvero piace così. E quella coda finale - mi sbraco - mi fa venire in mente certe atmosfere dei Cocteau Twins... Oppure: lo spleen di Mondo Candido (quella cantata), noi abbiamo "veramente" cercato di ricreare un'atmosfera un po' "maledetta" tipo quella di certe cose di Mina e tardo Gainsbourg, ma senza andare a copiare o citare forzatamente, abbiamo cercato di mostrare la nostra reale fascinazione per quel mondo, allo stesso tempo abbiamo cercato di farne una canzone moderna, non un esercizio di stile. In questo atteggiamente credo si possa affermare di essere - orgogliosamente - naif. Molti alfieri del lounge ci hanno accusato di tradire la purezza del modello. Ma noi non vogliamo rifare musica già fatta trent'anni fa (tipo, per es, Vip 200 o Valvola), nè far divertire schiere di nostalgici orfani di Alberto Sordi e Johnny Dorelli (tipo Montefiori Cocktail), vogliamo fare musica pop moderna, possibilmente raffinata, seppur con un occhio rivolto al passato. Certo se riuscissimo in questo modo ad andare al Disco Per L'Estate, tanto di guadagnato. Hai ragione, e te ne do pienamente atto, avremmo comunque potuto osare di più. Ne avremmo magari avuto anche le possibilità. Avremmo anche potuto essere molto più ruffiani e sfornare un paio di tormentoni che tanto fanno gola alle major. E non dimenticare che il nostro lavoro è anche frutto di scelte di un team con teste e opinioni talvolta diverse fra loro. Ciononostante ci sono tre o quattro pezzi del disco dei quali vado veramente molto fiero. La bossa di Stupide Parole, ad esempio. Non lo ritengo davvero soltanto un esercizio di stile (ce ne sono così tanti in giro, lo sai bene), la trovo veramente una bellissima canzone. Potevamo forse contaminarla di più, e magari qualcuno ci avrebbe criticato per questo. Potevamo farla un pochino più ruffiana, nella speranza di poterla far passare in radio. L'abbiamo voluta lasciare così com'è, impreziosita soltanto da una piccola orchestra d'archi e da un discretissimo piano elettrico. Insomma, per farla breve: penso che siamo davvero ben più candidi piuttosto che torbidi!
S: E qui non ho ravvisato un fatto, mea culpa, che tradisce due atteggiamenti antitetici: avete fatto cover di pezzi non certamente sconosciuti ma sicuramente per gente un po' addentro ad un certo revival. Quindi un filino di snobismo ma anche un rifiuto dell'arrufiannagio più bieco: avreste potuto coverizzare Cuore Matto e sareste rimasti stabili a Top Of The Pops per tutta l'estate: comunque rimane il fatto che certi passaggi, le batterie in particolar modo, tradiscono un sentire eccessivamente moderno. Dei suoni che non cercano il ripescaggio ma che spesso travalicano il confine e sprofondano nel baratro della riproposizione para-dance...
A: Ecco, questa non so se l'ho capita...intendevi dire che si sente che sono batterie "moderne" e non di trent'anni fa? Forse ti riferisci ai loop? In questo caso è vero, avremmo voluto farle sembrare, ogni tanto, un po' più vecchie. Però in generale vale il discorso di prima, e paradossalmente avremmo potuto usare molti più loop, o renderle in fase di missaggio ancora più "moderne".
S: Questo essere quasi dance è una delle parti che meno apprezzo dei MoCa. Il disco in effetti non vive solo di questi momenti ma sicuramente a fine ascolto sono quelli che rimangono appiccicati nella testa di chi normalmente preferisce un suono più vero e meno danzereccio.
A: Allora, qui davvero non ti capisco. Ho capito che il tum z tum z ti fa cacare e non insisto, però come cavolo fai a dire che questo è sempre più presente nel disco? Non ti pare di esagerare? Dunque, La Vie A' Deux non ti piace e va bene, forse anche Meglio Stasera è un po' virata su sonorità dance, anche se in realtà sono tutti campioni di roba samba e mambo, facci caso, non c'è nulla di house. Dove cavolo è allora tutta sta roba dance "sempre più presente"?
S: Per "sempre più presente" intendo che il disco vira verso questo, non rispetto ai due singoli precedenti... Al che continuo a caldeggiare la mia proposta di due monicker per il gruppo, uno per il classico sound e uno per i giochi ballabili...
A: Due osservazioni: la prima è "anche stavolta posso essere d'accordo", anche perchè se clubbate si devono fare, allora che siano davvero toste, e con questo non intendo dire necessariamente polpettoni da discoteca tamarra. Ho già avuto modo di dirti che secondo me (e secondo la stramaggioranza degli operatori musicali) la dance è un territorio estremamente vasto e differenziato, così come, per esempio, il rock o il jazz. Ti ho già detto che, una volta tolta la stragrande maggioranza di roba maranza, rimangono ancora un sacco di cose molto diverse fra loro, anche rimanendo nel campo della house. Alcune di queste le trovo niente di meno che dei prodotti personalissimi ed interessantissimi, a suo tempo ti feci qualche nome. Insomma per me l'equazione musica da ballo = musica commerciale è ampissimamente superata. Come se il rock fosse alternativo, vedi Ligabue o i Litfiba. Dai, non prendiamoci in giro. Con questo non voglio dire che La Vie A' Deux sia pura arte incontaminata, ci mancherebbe, ma non si può certo paragonarla a Louie Vega! E comunque il fatto che Hector Zazou abbia accettato di scriverne il testo senza neppure chiedere una lira (lo ha semplicemente co-firmato) già dovrebbe farti riflettere...
Ti confesso che mi diverto un sacco a fare i remix dei nostri pezzi e, perchè no, non mi dispiacerebbe farne un progetto parallelo. Seconda osservazione: "potrei non essere d'accordo", prima di tutto perchè ormai si tratta di contaminazioni ampiamente diffuse in un certo ambito, e nessuno se ne scandalizza più, nel bene o nel male. Per esempio sei stato l'unico dei molti nostri recensori che ha puntato il dito su questo aspetto. Molti dischi ai quali sono affezionato (parlo di roba di sei - sette anni fa) già presentavano, all'interno di percorsi musicali ben diversi, episodi house già molto pronunciati (un esempio fra i molti: Made In USA dei Pizzicato 5, 1994). E non sto parlando di versioni remixate. Insomma, non è il caso di scandalizzarsi tanto. Se poi la vuoi mettere, giustamente, sul giudizio personale allora non c'è niente da dire, come sai rispetto molto le tue osservazioni.
S: In effetti le mie osservazioni sono puramente personali, e non penso che tutto il ballabile sia commerciale. Ci sono vari livelli di sputtanamento ma il segnale "cassone in quattro" è sempre un'ottima spia... Nella recensione c'era una proposta: spendere il proprio tempo nel giro dei remix che contano, quelli dei big della canzone italiana, e su questo fatto scatta la tua risposta che mi fa comprendere l'errore dell'arrivismo.
A: Infatti, cosa ti fa pensare che noi abbiamo voglia di farlo? Certo se qualcuno ci pagasse profumatamente... Ma non è certo il nostro obbiettivo.
S: Pare che nonostante il mio accorato appello alle major, nostre attente lettrici, nessuno si sia ancora fatto avanti...
A: Effettivamente, mi duole ammetterlo, è proprio così...
S: Un'ultima curiosità, importante per chiudere il quadretto... attraverso quali ascolti sei arrivato ad oggi?
A: E' una lunga storia. Attraverso le mie discussioni con te mi sono reso conto di quanto possano essere lontani i nostri rispettivi mondi musicali. Io, per esempio, non ho mai sopportato il rock, nè tantomeno la musica leggera italiana (ma neanche quella più impegnata). Al tempo del punk e della new wave non reggevo le schitarrate, preferivo le contaminazioni (per esempio Talking Heads, A Certain Ratio, Lydia Lunch, James Chance). Allo stesso tempo ascoltavo Frank Sinatra, John Coltrane, Tom Jobim. Sotto questo aspetto non sono cambiato di molto, e conosco ben poco del territorio indie e del cosidetto post-rock. Semplicemente non mi interessa. Anche se mi rendo ben conto che ci possono essere un sacco di cose interessantissime. Indicativamente ti posso dire che ho sempre apprezzato la musica nera (penso questa sia la differenza radicale fra uno come me e uno come te). Ascolto da sempre molto jazz, sono cresciuto con tonnellate di funk, sono stato uno dei primi fan dell'hip-hop e tuttora artisti come D'Angelo, Roots, Erika Badu mi piacciono molto. Poi è arrivato il triphop, il breakbeat della Ninja Tune e tutte quelle robe là, in un tripudio di delirio quasi-senile mi sono innamorato di certo avant-pop nipponico...non mi posso lamentare, il mio orizzonte si è fatto davvero molto ampio, anche se esclude un sacco di roba...ma non si può ascoltare tutto, mi sa.
S: Grazie mille per le delucidazioni, devo ammettere che è stato un vero piacere, anche se, se dovessi giustificare tutte le frasi inserite in una recensione ogni volta, impazzirei.
A: Sempre meglio che parlare del Berlusca o delle miserie del campionato...

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