Minox - Downworks (Suiteside/Audioglobe, 2001)

I Minox rappresentano una vecchia gloria della musica elettronica nostrana, credenziali a dir poco notevoli, un po' di nomi?... Lydia Lunch, Nabukazu Takemura, Gentle People (pupilli di Aphex Twin), un Dubital nelle vesti di ingegnere del suono, Blaine L. Reininger (Tuxedomoon). Nonostante questi dati di tutto rispetto ed un curricolum vitae invidiabile, l'ultimo lavoro dei Minox non convince completamente. Ritmiche ben congegnate seppur minimali, suoni vagamente retrò, un pianoforte che colora i momenti più morbidi, qualche atmosfera new wave-avant-garde ed echi di cantautorato decadente. La provenienza toscana ed i dati anagrafici del gruppo fanno sorgere qualche sospetto su vecchi ascolti a base di Dive, Coil, Killing Joke, Depeche Mode, Young Gods, o giù di lì... Tutto delicatamente in decadenza (a riguardo, l'impiego della Lunch è sempre una certezza). Nonostante una capacità compositiva più che rodata, forse l'insieme dei pezzi tende al prolisso, da alcune tracce emerge un certo sapore di stantìo, ma forse è solo la proposta che ha dei richiami facilmente associabili ad una certa elettronica fetish ormai demodè. A discapito di ogni fraintendimento ed in gloria di ogni contraddizione, questo CD ha due o tre episodi veramente pregevoli, da Fenotype, che potrebbe stare bene su qualche disco dei Plone, al remix di mr. Takemura, In Figueras, che ad esempio potrebbe ricordare il Bowie più ispirato. Fan della vecchia guarda elettronica potranno trovare qui pane per i loro denti da bohemièn; i proseliti della Warp potrebbero rimanere delusi da un suono che nel bene e nel male è decisamente poco trendy... Ma dai Minox ci si apetta molto di più.

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