Sugar Minott - King Son (Smugg/Goodfellas, 2002)

Non mi stancherò mai di ripeterlo, ma da una ristampa di materiale vecchio di decenni e persino in parte inedito mi aspetto tantissimo. Dalla musica, ma anche e soprattutto dall’operazione nel suo complesso: grafica adeguata, foto inedite, note esaustive, piccoli saggi introduttivi. Il reggae degli anni ’70 è musica che parla da sola, chiaro, ma che merita anche di essere valorizzata al massimo delle potenzialità. Questo per dire che l’inglese Smugg parte col piede sbagliato: booklet pressochè inesistente, note striminzite e vaghe, nessuna data e nessuna informazione sulla provenienza del materiale. La copertina ci dice che sei pezzi dei ventidue totali sono inediti, ed è cosa buona e giusta (trattasi di alcuni tra i brani migliori della raccolta), ma il resto cos’è? Una raccolta che copre due periodi della carriera del Ghetto Singer, quello con gli African Brothers e quello presso la Uptempo. Ok, ma quali pezzi sono di quale periodo? E quali altri periodi hanno caratterizzato la carriera di Sugar Minott? Chissà. Fortunatamente, la musica riesce a farci dimenticare per un attimo le magagne, soprattutto i brani apparentemente più vecchi ed impegnati (con Righteous Kingdom, Youths Of Today e varie altre siamo a livelli di eccellenza). Sugar è però accreditato anche come uno degli inventori del lovers rock, al quale la sua voce calda e soul regala interpretazioni notevoli. Immaginate un Horace Andy meno acuto. Il voto finale è giocoforza una media tra il contenuto musicale (da 4/6) e le caratteristiche dell’operazione (1/6), con mezzo voto in più perché se lo merita.

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