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Mick Collins Che la musicalità di Mick Collins fosse "black" (come la sua pelle) sino al midollo era chiaro sin dai tempi dei Gories, trio lo-fi di Detroit, che tra il 1986 ed il 1992 ha scritto memorabili - ma note solo ad un pubblico ristretto di appassionati - pagine di moderno r&b/noise deviato! L'alter-ego di Collins in quel gruppo era il chitarrista bianco Dan Kroha, attualmente punta di diamante ed agitatore delle "oscene" Demolition Dolls Rods, sempre da Detroit. Entrambi non hanno mai fatto mistero della loro passione viscerale per il blues e il rock&roll delle origini, ma anche per il soul ed il r&b dei '50 e '60, qualsiasi cosa "puzzasse" insomma di negritudine. Nei loro dischi di quel periodo hanno omaggiato Ellis McDaniels (Crawdad, Hey Bo Diddley), Earl King (Trick Bag), Willie Dixon (Hidden Charms) ma soprattutto come vedremo tra poco il compianto grandissimo John Lee Hooker! Collins e Kroha hanno paradossalmente definito (in una bellissima intervista concessa qualche tempo fa alla rivista romana Hate'Zine!) "mods" le loro origini artistiche, ma solo nel senso di comuni radici e "fisse" musicali con la corrente giovanile inglese. Poi Mick Collins nel corso dei '90 ha dato vita a parecchi progetti, più o meno informali, tutti all'insegna di organici provvisori e rinnovabili: Blacktop, King Sound Quartet, Dirtbombs, Screws. Proprio questo due ultimi combos escono quasi in contemporanea tra marzo e maggio 2001 con un nuovo lavoro per la benemerita garagistica etichetta In The Red di Larry Hardy. Ed è sua eminenza Mick Collins naturalmente a giganteggiare (anche in senso fisico) in entrambi i dischi, attraverso interpretazioni che suonano come una splendida conferma di quanto dicevamo all'inizio. The Screws - Shake Your Monkey (In The Red/2001) ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]()
Shake Your Monkey è opera intrisa di blues senza ritegno alcuno: con questa band Mick ci stupisce più che in passato in virtù di una voce "cartavetro" simil Ray Charles (Keep On Lovin' Me, In Case You Need Love, gli episodi più marcatamente r&b), ma soprattutto profonda e minacciosa di novello John Lee Hooker, di cui coverizza qui Shake It Baby, uno dei brani chiave del disco, a suon di boogie infernale! Già in passato con i Gories lo aveva omaggiato a più riprese con Boogie Chillun, Let Your Daddy Ride, Got My Eyes On You, ma qui si arriva ad un'identificazione timbrica e d'intercalare vocale maniacali! Se pensate che un paio di mesi dopo la pubblicazione di quest'opera John Lee Hooker è venuto a mancare converrete che si tratta di una strana coincidenza, ma io voglio intenderlo come un ultimo inconsapevole omaggio da vivo che Mick Collins e più in generale la scena lofi-blues americana ha voluto tributargli. A ben ascoltare, in gran parte di Shake Your Monkey aleggia un'asfissiante estetica hookeriana, nei ritmi, nell'ipnoticità dell'intreccio delle chitarre di Collins, Jimmy Hole (ex Necessary Evils) e Terri Whal (ex Red Aunts), ma da non sottovalutare sono i ritmi jungle/Bo Diddley di Strange Things, brano in cui si fa riferimento anche ad Hendrix, e di Ramona Say Yes; in contrappeso assistiamo ai deliri vocali no-wave di Terri Wahl : The Screws nascono dal suo connubio artistico con Collins, ma non ci aspettavamo che la donzella resuscitasse inusitatamente il James Chance d'annata di Flip Your Face da No NewYork con l'ausilio spiritato del sax "contorto" di Jon Wahl. E che dire dell'implacabile, ossessivo strumentale in accelerazione Story 16 con tanto di armonica "gemente" di Mick (ne fa largo uso in tutto il disco!) se non tutto il bene possibile? Anche I See You Baby si complica in modo bastardo di chitarre slide, distorte... E quei "gridolini" sexy di Terri sono irresistibili! La Wahl definisce The Screws una sorta di "bluesy punk rock band": io dico che se il loro esordio Hate Filled Classics mi aveva stupito in quanto ad eclettismo ed abrasività sonora, quest'ultima prova imbocca la strada impervia di far coesistere tradizione e schizzata sensibilità punk urbana, o forse quella di "trattare" perfidamente la prima sino a farle perdere i contorni classici in un vizioso "incesto" con le corrosive sonorità delle Red Aunts di Terri Wahl.The Dirtbombs - Ultraglide In Black (In The Red/2001) ![]() ![]() ![]() ![]() ![]() ![]()
E veniamo ai Dirtbombs, che mancavano all'appuntamento con i loro fans dal '98 (con Horndog Fest), uno dei gruppi che più ha impegnato Collins nei '90, nato dall'idea pazza di mettere insieme due bassisti e due batteristi. Dirtbombs hanno in organico Jim Diamond all'electronic bass, vecchio collaboratore di Mick, ma soprattutto scafato "engineer" dei Ghetto Recorder di Detroit dai quali sono passati Red Aunts, Bantam Rooster, André Williams, Dirtys, Compulsive Gamblers, Jon Spencer… sino agli Screws per il missaggio di Shake Your Monkey (registrato alla Distillery di Mike McHugh, Cosa Mesa/Cal.) ed i Dirtbombs di Ultraglide In Black. Ma Diamond ne è insieme a Collins anche il produttore! Della combriccola fa parte anche Tom Potter, alla fuzz-guitar, ex membro degli incendiari Bantam Roosters. Il lavoro, registrato esattamente un anno fa, fu annunciato da Mick Collins come il suo tributo alla Black Music con cui è cresciuto: in un'intervista del '99 rilasciata a Bob Kondrak affermò che le sue radici erano nel soul dei '60 e nel punk dei '70: "…questo è ciò che suono! Io non penso a me come un musicista rock, io penso soprattutto come un'artista r&b. Gli stessi Gories si definivano una r&b band…". E in Ultraglide In Black di r&b e soul ce n'è quanto se ne vuole: cover-album, come del resto quello degli Screws, mostra l'altra faccia storica della cultura nera, quella ritmica, attraverso il recupero rabbioso del suono '60 Stax e Motown. Collins non si risparmia certo cimentandosi con brani di Curtis Mayfield, Marvin Gaye, Smokey Robinson, Stevie Wonder, Sly Stewart, George Clinton… Ritmi serrati e saturi, con Tom Potter ad elargire pozioni "letali" di fuzz e Jim Diamond cavernoso e possente bass-man! Il modo in cui Mick Collins ed i Dirtbombs violentano il r&b dei maestri e lo rinvigoriscono con dosi massicce di calor "bianco" garagistico mi ricordano moltissimo le "profanazioni " mai troppo benedette dei primi british-groups indimenticabili come Stones, Pretty Things, Them, Yardbirds, ragazzi, corsi e ricorsi… E ricorsi... E ricorsi... Ultraglide In Black è opera godibilissima, soprattutto quando a sporcarsi della voce rauca di Mick è la famosa Livin' For The City di Wonder; perfino la sessuosa Got To Give It Up ci fa vibrare in modo diverso dal suo autore, il grande Marvin Gaye! E I'M Qualified To Satisfy You ci spinge quasi a cercare i vecchi dischi di Barry White (?1?!?). The Thing mette a nudo il suono strumentale aggressivo dei Dirtbombs in quello che potrebbe tranquillamente essere un contagioso numero dei Fleshtones, ricordandoci che sono un "combo" ritmico micidiale. Kung Fu di Curtis Mayfield spiazza con movenze bauhausiane così come il ripescaggio inatteso dal sapore english pub-rock Ode To A Black Man dei Thin Lizzy di Phil Lynott . A questo punto s'insinua in noi la certezza che Mick cavalchi in questo album solo l'onda tumultuosa delle sue variegate ascendenze musicali giovanili: che sia benedetto, perché il suo è un metodo che si rivela estremamente vitale e devastante come risultati artistici! Your Love Belongs Under A Rock, unico brano originale di Collins ci mette il pepe al posto giusto, come l'energica Underdog di Sly Stewart, I'll Wait di George Clinton , Livin' For The Weekend assolutamente devastante, Chains Of Love, tutti brani in cui Collins, con metodo quasi certosino ed interpretazioni high-energy ribadisce in modo inequivocabile la superiorità storica degli artisti con la "pelle nera"!
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