Massimo - Hello Dirty (Mego, 2002)
Immagino che molti di voi non abbiano mai sentito parlare di Massimo, eppure ci troviamo di fronte ad uno dei "segreti" (ormai neppure così un segreto, visto l'interesse che ha riscosso all'estero) meglio custoditi della penisola. Se la Sicilia fino ad oggi era celebre giusto per la scena noise, per Roy Paci, per Battiato o per la Consoli, oggi può essere inserita a pieno titolo fra le aree ad alta intensità "elettronica" del Belpaese. Questo "picciotto" nel giro di poco tempo ha collezionato un lavoro su Staalplaat ed uno su Mego che sarebbero più che sufficenti per definire la sua carriera esaltante. Se dovessi definire questo disco con un solo aggettivo, credo che sarebbe "distorto", anche se in realtà ciò non vi darebbe un'idea corretta di come suoni Hello Dirty. A quanto pare Massimo non apprezza le definizioni come "laptop punk", "power electronics" o "glitches and cuts", anche se tutto sommato riesce tranquillamente ad inglobare tutte e tre le categorie. Per quanto mi riguarda, quando Massimo gioca a deformare delle melodie eighties come se fosse il cervello di un raver in trip, colpisce al cuore. La qualità migliore di questo CD, che alle prime forse lascia disorientati, è proprio il fatto che si fatica a capire se si tratta di elettronica estrema o di musica industriale. Tutto il disco è così ben miscelato e così uniformemente distorto da far supporre che col tempo Massimo potrebbe diventare un vero e proprio standard (per alcuni giornalisti stranieri lo è già). Se nell'elettronica cercate la melodia, o se siete tachicardici, questo disco potrebbe essere molto letale, ma se l'Aphex Twin che amavate era quello più estremo ed il pericolo è il vostro mestiere, segnatevi il nome di Massimo. |