Wayne Marshall - Marshall Law (VP/Goodfellas, 2003)
Che buon gusto e understatement non siano virtù molto in voga fra deejay jamaicani di ogni generazione è risaputo, ma tipi come Wayne Marshall riescono comunque a farsi notare in un mondo di truzzi senza speranza. L'immagine di copertina è qualcosa di impagabile, con il nostro nelle vesti di sceriffo (capito il gioco di parole del titolo?) tutto vestito di pelle a cavallo di una Yamaha per le strade di una città polverosa. Ma se vi aspettate favella iperveloce e bizzarrie varie sarete sorpresi: l'influenza di un certo modo di sentire hip-hop/americano certo è netta (da Get Busy in poi, chi rinuncerebbe a tutti quei dollaroni?), ma Marshall Law resta un disco jamaicano e il nostro sceriffo canta spesso e volentieri con bella voce melodica, e anche quando mette il turbo non esagera mai in grezzume. Ecco, potremmo considerarlo una sorta di Sean Paul molto più legato alle origini. Nei testi convivono edonismo e consciousness, mentre una varietà di produttori fornisce i ritmi, senza che il disco patisca salti troppo grossi. Anzi scorre bene, imperniato com'è su una serie di mazzate spacca-pista (Hot In The Club, Why? con Vybz Kartel, Overcome, We The People Elect, solo per dirne alcune) ma riservando spazio anche a riuscitissime commistioni dub/hip-hop (Ghetto People Song con Assassin e Warfare) ed accenni roots (Captain, Beautiful Morning, Natural Mystic). |