Maps And Diagrams - Free-Time (Pause_2 , 2003)
Un disco grazioso già a partire dalla confezione, anche se la vera sorpresa arriva nell'ascoltarlo. Ma chi è Maps And Diagrams? Presto detto: è un inglese classe 1972, che nella sua breve biografia non nomina nè rave, nè acid house, nè software, anzi parla di un'infanzia passata a Nottingham in sella ad un BMX, della collezione di dischi del padre con Kraftwerk, Talking Heads e dischi punk (e poi ci chiediamo perché ci mancano le radici... I miei non ascoltavano quasi musica, neppure i dischi dei Beatles!). La semplicità con cui si presenta Tim Martin è disarmante, quasi come il suo gusto per la melodia e per la facile assimilabilità della sua musica: il 'flirt' con questo disco è veramente immediato. Free-Time viene descritto come una raccolta di musica elettronica analogica dalle strutture semplici ed è tutto assolutamente vero, anche se semplice qui non significa per nulla approssimativo. Per quelli che come Levi Strauss (non quello dei jeans!) temevano un futuro dell'arte, e quindi anche della musica contemporanea, orientato alla scarsa emotività/significatività, arrivano notizie rassicuranti dal fronte elettronico perché, sì: "androids dreams of electric sheeps!" (i dubbi di Ridley Scott potranno finalmente essere chiariti). Maps And Diagrams mi ha ricordato il piacere del primo capitolo degli Ambient Works di Aphex Twin, l'elettronica calda che contrasta con il frigidume improntato ad un mondo di glitch, un amore per la regressione uterina, melodie da scuola materna, e tutto con un'immediatezza ed uno spessore sorprendenti. Per completare il quadro di questo promettente britannico, sappiate che gestisce una propria etichetta (Cactus Music) ed ha fatto uscire dei materiali per Neo Ouija, Tundra Music ed Endorphine. Un nome nuovo da ricordare. |