AA.VV. - The Men From O.R.G.A.N. (S.H.A.D.O., 2002)
Davvero affascinante il progetto trasversale della S.H.A.D.O., Prospettiva Ventunesimo Secolo: esplorare i cromatismi di alcuni singoli strumenti particolarmente significativi per la storia e l'evoluzione della pop music degli ultimi quaranta anni, con spirito di antiquariato futuristico solo apparentemente paradossale! Dopo il primo volume Harpsichord 2000 si rinnov la magia con questo secondo volume The Men From O.R.G.A.N.: le sonorità magnetiche dell'organo elettronico hanno attraversato indenni e marchiato a fuoco tutta la storia del pop-rock; se si pensa a personaggi come Keith Emerson, Brian Auger... Sino all'esplosione dell'acid jazz.
Ma i ragazzi del team Valvola, fondatori e gestori della S.H.A.D.O., fanno un'operazione preziosa di archeologia sottile alternando in questa raccolta spezzoni dal sapore mistico/surreale di pionieri dell'organo stereo degli anni '60 e '70 come i maestri/compositori italiani Nino Rapicavoli (Autogeno/Corpus) e Berto Pisano (High Altar) con episodi di artisti pop internazionali contemporanei appositamente scritti per The Man From Organ ed eseguiti tutti rigorosamente su organi vintage, proprio per resuscitare tutto il fascino di quei suoni analogici ed arcaici! Possiamo quindi rimanere piacevolmente contaminati dalle radiazioni cromatiche intense emanate dai gloriosi Hammond B3 del 1967, il Lowrey Organ del 1963, il Casiotone CT310 del 1974, dal Farfisa Compact deLuxe 1966, e poi Eko, Gem, Vox... Il cui abbagliante corredo sottilmente psichedelico ed intrigantemente ipnotico é rivitalizzato genialmente, pressurizzato in pillole sonore ad uso di futuri viaggi interplanetari per ridurre al minimo lo stress da open-space, dai norvegesi Remington Super 60 e Nice System, dagli svedesi Digital Design, dagli inglesi Pram, L'Augmentation, Experimental Pop Band: lo usano come tappeto/placenta sonori a composizioni dall'irresistibile carisma pop-crepuscolare o ricche di umida pigrizia estiva.
Identico miracoloso effetto sospeso tra passato-presente-futuro sortiscono la cover di Lennon-McCartney I'm Only Sleeping del francese Louis Philippe, Clavipuck (Organ Version) del connazionale Fugu, Aprés Plures della sigla nipponica Cubismo Grafico.
Ma la raccolta ospita nella sua sfarzosa varietà anche nomi blasonati come gli High Llamas di Sean O'Hagan, maestri contemporanei (insieme a Stereolab) proprio di quel pop dilatato ed ambientale (ricco di ascendenti illustri come Beach Boys, Brian Wilson, Burt Bacharach, Canterbury sound) di cui The Men From Organ accoglie tanti allievi, ed addirittura Martin Rev, tastierista ed alter-ego di Alan Vega negli inquietanti Suicide che nei tardi anni settanta introdussero nella New York invasata del punk e della new-wave l'uso devastante e psicogeno delle tastiere vintage e dei synths sperimentali.
Gli H.L. e Rev sublimano letteralmente qui il suono del Farfisa Organ primi anni '70, quel suono abbacinante e psicotico inconfondibile, in due astratte composizioni che paiono sospese nel tempo e nello spazio, Two Green Chairs e Stelle, un inedito sperimentale del 1974 (come predicano le note di corredo al disco) precedente all'esperienza Suicide. Dulcis in fundo i padroni di casa Valvola in una versione organistica seducente e sensualissima di Venus 69, la title-track del loro lavoro successivo uscito in giugno. Come concludere questa recensione? Voglio essere banale: The Men From Organ può essere la colonna sonora ideale della vostra estate... Portatela in viaggio, in auto, in aereo... Tra le stelle!
     
L'idea che sta dietro a Prospettiva 21° Secolo, serie di cui questo è il secondo volume, è una delle migliori spuntate recentemente a chi usa la pubblicazione di compilation come mezzo per attirare attenzione sulla propria etichetta. Uno specchietto per le allodole quindi, ma anche una maniera per mettere l'accento sulle affinità delle produzioni italiche con quelle estere... I Valvola, mentori dell'operazione, si lanciano in questa raccolta nella sperticata lode delle sonorità dell'organo, strumento che per molto tempo è stato ben più importante della chitarra nella composizione di canzoni e pezzi strumentali. Già una compilation simile era uscita nella nota serie Ultra Lounge della Capitol ma dove quella viveva del ripescaggio di originali qui ci si fregia di mettere in riga il meglio della produzione attuale più qualche curioso reperto d'epoca. Alla prima categoria appartengono alcuni nomi interni, i già citati padroni di casa e i Remington Super 60, e alcuni nomi molto cool quali Gonzales e Peaches o i Pram. Alla seconda Nino Rapicavoli, Berto Pisano e il Martin Rev pre-Suicide. Un paio di nomi noti ma caduti un po' in disgrazia, High Llamas, The Clientele, Sukia chiudono le note felici del disco. Il resto, a differenza della prima uscita, rischia di scadere in un mero gioco di scambio... Spiego meglio: molti dei brani presenti non stupiscono, non regalano nulla fourchè noia... Probabilmente è facile che, nel gioco di relazioni internazionali messo in piedi dall'etichetta per garantirsi una grande visibilità, a dir poco comunque meritata, ci sia stato un rovescio della medaglia che li ha obbligati a inserire brani non all'altezza del tenore alto del disco. Il risultato è, purtroppo, che si perde quel senso di Contemporaneità Vs Passatismo che impregnava il primo volume... In definitiva una buona compilazione che rimane però di un gradino sotto alla precedente.
     
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