Madrigali Magri - Lische (Autoprodotto, 1999)
I Madrigali Magri abitano il basso Piemonte e ne descrivono gli ambienti e le atmosfere rurali con uno stile intimo e personale; la voce di Giambeppe Succi, sussurrata e calda, recita testi permeati di lucida tensione, mentre la sua chitarra tagliente descrive suoni desolati, accompagnata da un basso pulsante e da una batteria secca e decisa. Una musica a volte tetra, che introduce in un mondo immobile fatto di solitudini, inverni e nebbie descritti con frasi secche, che arrivano subito al punto, pur lasciando molto spazio ai suoni e legandosi con questi ultimi in maniera profonda; esemplare è Sognidoro, forse il miglior pezzo del disco, in cui la voce è registrata ad un volume basso, ma è urlata con una foga e una rabbia di fronte alla quale è difficile rimanere insensibili. Sono proprio i sensi e le emozioni a dominare il disco, senza mai forzare la mano, senza mai incappare in quell'ovvietà comune a troppo cantato italico, anche grazie all'aiuto di intermezzi strumentali posti attraverso tutto il disco: blues involuti, acide distorsioni e accenni scomposti che mantengono alto l'interesse dell'ascoltatore; canzoni come Isolami, Fosca (con un testo tratto da una pagina di Carver) e Breve mostrano come esista musica d'autore in italiano innovativa, personale e scevra da sudditanze esplicite, capace ancora di dare forti emozioni: i Madrigali Magri ne sono un ottimo esempio. Madrigali Magri - Malacarne (Wallace/Audioglobe, 2002)
"Un'altra magra alba sorride da stronza al mio andare da cieco": terzo tassello nel percorso dei Madrigali Magri, itinerario non solo musicale ma anche poetico-narrativo: partiti dalle Lische, schegge dissonanti di malessere interiore, passati attraverso la oscurissima e inquietante Negarville, ci troviamo ora al cospetto della Malacarne. I paesaggi sono il fulcro di musiche e testi, non-luoghi, atmosfere della mente: "il conto che non é mai chiuso torna a fissarti negli occhi... come il sole buca i muri... in certe case di campagna dove il tempo va in rovina"; i versi piú che cantati sono sussurrati dalla voce di Giambeppe, accompagnato dalla sua sei corde e da basso e batteria. Atmosfere rarefatte, chitarre maltrattate con sapienza ed originalitá, testi introspettivi e forti: il marchio di fabbrica c'é sempre tutto, ma ogni volta la magia (nera come la peste) si rinnova, lasciando spazio a nuove sfumature: i Madrigali Magri vedono piú pop nei contenuti di questo disco, io ben poco, forse un paio di aperture sonore meno cupe che nel Negarville, anche se straboccanti di malinconia, come la splendida Alba. In fondo al disco c'é Bianca, vera e autentica ghost track: il brano, anche se indicato, non esiste del tutto, ma rimane il suo testo, ad indicarci che "per sempre una pagina avanza e una pagina manca". Si puó narrare con tanta precisione agendo per sottrazione estrema? mi fa molto piacere che da qualche parte vengano apprezzati lavori come quelli dei madrigali magri. malacarne è un disco da notte insonne carica di pensieri, ricordi. è asfissiante, un gran disco nel marasma del post-rock. orami sono passati dieci anni dalla loro prima uscita. fin dall'inizio si sono posti in maniera del tutto originale sulla scena, e malacarne credo sia il loro miglior lavoro, che si lascia apprezzare col tempo, che mette in difficoltà chi lo deve recensire. è bello che qualcuno ne renda giustizia. Alberto |